Germania, l’ipotesi di una coalizione-Kenya

By admin
In Elezioni nazionali
nov 27th, 2017
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Frank-Walter Steinmeier

Frank-Walter Steinmeier

L’interruzione delle trattative per la formazione di un nuovo governo da parte del Partito liberale (FDP) ha messo in dubbio la stabilità politica della Germania. Eppure, dopo quella che appariva una strada obbligata (la coalizione Jamaica tra CDU, FDP e Verdi), tornano ora ad affacciarsi nuove opzioni per risolvere la crisi di governo tedesca senza passare da elezioni anticipate. Un voto che potrebbe rivelarsi rischioso per molti: per la CDU, indebolita nell’immagine di partito-guida del paese in seguito a questa crisi politica; per l’SPD, che ha bisogno di tempo per riconquistare un elettorato deluso e forse anche per formare una nuova leadership; per l’FPD, che rischia di essere considerato come partner inaffidabile di coalizione e pericolosamente sempre più vicino alle posizioni populiste e anti-europee di Alternativa per la Germania (AfD). In questo contesto, nemmeno una seconda elezione (che potrebbe rendere minoranza anche la somma dei deputati di CDU e SPD) sarebbe in grado di risolvere la crisi di governo.

Anche per questo, il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, ex ministro degli Esteri socialdemocratico, ha convinto il leader del suo partito, Martin Schulz, a riconsiderare il rifiuto di una grande coalizione (per inciso, è ciò che potrebbe avvenire anche in Italia tra pochi mesi, tra Mattarella e Renzi, se dopo le elezioni vi fosse un Parlamento ingovernabile). Per giovedì prossimo è in programma un incontro preliminare tra i due partiti maggiori. Schulz ha sottolineato che ogni decisione presa in quella riunione sarà sottoposta al voto degli iscritti, con esiti al momento del tutto imprevedibili: una buona parte dei deputati socialdemocratici si mostra sempre più aperta all’idea di un nuovo governo con la CDU, ma la base del partito (che finora ha sostenuto Schulz) appare meno incline ad accettare una riproposizione del governo Merkel. La Jusos, organizzazione giovanile dell’SPD, ha infatti affermato per bocca del suo presidente federale Kevin Kühnert che loro saranno “un baluardo contro le grandi coalizioni”. Bisognerà probabilmente attendere il congresso dell’SPD del 7-9 dicembre: Schulz cerca la riconferma a leader del partito, eppure nei giorni scorsi si sono rafforzate le voci di sue possibili dimissioni per contrasti con il gruppo parlamentare.

La CDU, intanto, sfoglia la margherita delle altre possibili opzioni. La più difficile da realizzare resta quella di un governo di minoranza, in solitaria o in coalizione con i soli Verdi (i loro voti amplierebbero la maggioranza ma non la renderebbero autosufficiente). In entrambi i casi, sarebbe necessario un appoggio esterno dei socialdemocratici, che tuttavia sembrano al momento orientati a scegliere tra ingresso pieno al governo oppure opposizione (con conseguenti elezioni anticipate). La grande coalizione con l’SPD è perciò di gran lunga l’opzione preferita nell’establishment cristiano-democratico. Eppure è sempre più ampio il fronte di chi non vorrebbe rinunciare al contributo dei Verdi al governo: nella CDU, per consolidare la matrice europeista della coalizione e per garantirsi la maggioranza anche al Bundesrat, la camera delle regioni; nell’SPD, per rafforzare la propria voce su punti programmatici in comune con i Verdi come immigrazione, politiche per il lavoro e istruzione. Ci sarebbe così una coalizione-Kenya (nero per la CDU, rosso per l’SPD, verde per gli ambientalisti). Ma sono proprio i Verdi, per ora, a mostrarsi scettici di fronte a questa ipotesi: il loro potere contrattuale sarebbe assai scarso, e troppo alto invece il rischio di vedersi schiacciati tra i due partiti maggiori.

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