Elezioni europee 2019, no a liste unitarie, sì al candidato presidente della Commissione

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In Parlamento Europeo
feb 7th, 2018
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Il voto del Parlamento europeo a favore del sistema "Spitzenkandidat"

Il voto del Parlamento europeo a favore del sistema “Spitzenkandidat”

Due voti importanti, quelli del Parlamento Europeo, in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019. Voti che sembrano andare in due direzioni diverse, ma che rappresentano anche una sconfessione delle volontà di Emmanuel Macron, che nelle ultime settimane si era speso in direzione opposta a quella rivelatasi maggioritaria nell’aula di Strasburgo.

In primo luogo, sono state definitivamente accantonate, almeno per le elezioni del 2019, le liste cosiddette “pan-europee”: cioè liste dei partiti europei da presentare in una circoscrizione unica comprendente tutti i paesi membri. Un obiettivo degli eurodeputati favorevoli all’idea di una federazione europea e che era stato fatto proprio da Macron e da altri capi di governo europei per provare ad accrescere negli elettori europei l’idea di un voto non soltanto nazionale: grazie alla circoscrizione unica, banalmente, un elettore italiano avrebbe potuto votare, su un’apposita scheda, un eurodeputato di un altro paese membro. Sono stati 368 i voti contrari, e decisiva è stata l’opposizione del Partito popolare europeo, che pure al suo interno può contare su rappresentanti di punta del federalismo europeo, come il polacco Elmar Brok (anche lui ha votato contro le liste pan-europee). Il testo approvato dal Parlamento europeo prevede che i deputati del prossimo quinquennio 2019-2024 scendano da 751 a 705, in seguito alla Brexit e alla conseguente uscita dei rappresentanti britannici dall’europarlamento. Altri 27 seggi che al momento appartengono a deputati britannici verranno redistribuiti tra i paesi al momento sottorappresentati nell’emiciclo (soprattutto Francia e Spagna, ma anche Italia).

In un’altra votazione, il Parlamento europeo ha invece confermato l’adozione anche per le elezioni del 2019 del sistema dello “Spitzenkandidat”: vale a dire l’indicazione di un candidato alla presidenza della Commissione Europea da parte dei partiti e raggruppamenti europei, come è già avvenuto nel 2014 (quando si sfidarono Jean-Claude Juncker, Martin Schulz, Guy Verhofstadt e altri). Macron (e con lui altri capi di governo, soprattutto dell’Europa orientale) era contrario a mantenere questo sistema, per un motivo molto semplice: a essere premiati saranno quei gruppi e partiti presenti in gran parte dei paesi membri, come il Partito popolare europeo e il Partito socialista europeo. Macron, invece, non ha ancora costruito alleanze a livello europeo, né si sa se aderirà o meno all’Alleanza dei liberal-democratici (ALDE), il principale partito centrista ed europeista a Strasburgo. In particolare, il sistema dello Spitzenkandidat (il cui nome deve comunque essere approvato anche dal Consiglio Europeo, dopo le elezioni) privilegia colui che sarà il candidato del Partito popolare europeo, che prevedibilmente continuerà ad essere il partito di maggioranza relativa nel prossimo quinquennio. Esiste però, almeno sulla carta, il rischio che i tanti partiti euroscettici in Europa possano fare fronte comune e comporre un gruppo unitario ancor più numeroso: in tal caso, il sistema dello Spitzenkandidat comporterebbe il paradosso di un presidente della Commissione Europea euroscettico: uno scenario a cui alcuni, a Bruxelles, guardano con preoccupazione.

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