Francia, cresce la frammentazione politica (sondaggio)

Nov 8th, 2018
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Sondaggio Ifop elezioni europee

Sondaggio Ifop sulle elezioni europee in Francia

C’è grande incertezza nel panorama politico francese in vista delle prossime elezioni europee, come confermano i risultati di un sondaggio Ifop pubblicato pochi giorni fa.

En Marche

Il risultato più evidente è che il calo di popolarità di Emmanuel Macron fa affondare anche i consensi per il suo partito, La République en Marche. A maggio navigava a ridosso del 30%. Oggi la soglia psicologica del 20% è appena raggiunta, e vi sarebbe anzi il sorpasso del Rassemblement National di Marine Le Pen. Almeno a una condizione: che Ségolène Royal guidi il partito socialista alle europee, erodendo così alcuni consensi al partito del presidente della Repubblica.

Macron appare in difficoltà su più fronti. E, secondo alcuni osservatori, in assenza di un cambio di rotta, la sua stella rischia di tramontare definitivamente in estate, dopo un’eventuale sconfitta elettorale. L’affaire Benalla e le successive dimissioni di quest’ultimo; le due settimane di indecisione prima di varare uno striminzito rimpasto di governo; il crescente protagonismo del premier Édouard Philippe; le dichiarazioni sul generale Pétain, che hanno scatenato una tempesta di polemiche; tutto ciò ha condotto a un pesante calo di popolarità per Macron. È ancora presto per capire se la sfida lanciata ai sovranisti e l’evocazione degli anni Trenta pagheranno elettoralmente. Intanto En Marche prova a coinvolgere nuove personalità della società civile: tra i nomi che ricorrono con più insistenza per la candidatura alle europee, c’è quello del giornalista Bernard Guetta.

A destra

C’è una sola buona notizia per Macron: nessun avversario rappresenta, al momento, una vera alternativa. Il Rassemblement National di Marine Le Pen non ha ottenuto alcun rimbalzo dal cambio di nome, anzi è stato attestato a lungo sotto il 20%, lontano dal 24,9% conquistato alle europee del 2014. La leader non appare più in grado di mobilitare un elettorato che vada oltre la destra. E non le ha giovato la scissione del suo ex braccio destro Florian Philippot, ora a capo di un piccolo partito di destra (I Patrioti), né il ritiro (temporaneo?) dalla politica di sua nipote ed ex deputata del Front National, Marion Maréchal.

Non se la passano meglio i Repubblicani. Il partito non si è ancora ripreso dal flop di François Fillon alle presidenziali del 2017 ed è ora guidato da Laurent Wauquiez, uno dei leader più impopolari che il partito di centro-destra abbia mai avuto. E i sondaggi lo dimostrano: quello che una volta era il principale partito del centro-destra ora naviga tra il 13 e il 14%.

L’unica novità, da seguire con attenzione, riguarda la crescita di Debout la France, partito euroscettico fondato nel 2008 da Nicolas Dupont-Aignan, ex esponente dell’UMP. Il suo leader ha ottenuto il 4,7% alle presidenziali del 2017 e ha poi sostenuto Le Pen al ballottaggio. Oggi, il partito è attestato al 7%, e grazie al sistema elettorale proporzionale potrebbe eleggere per la prima volta una pattuglia di eurodeputati.

A sinistra

Il sondaggio Ifop, come si diceva, riguarda anche il gradimento della candidatura di Royal come capolista dei socialisti alle prossime europee. Il risultato, in realtà, è deludente: i socialisti crescerebbero soltanto di un punto e mezzo, attestandosi al 7,5%. Ma anche il campo della sinistra è sempre più frammentato. La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon sta pagando un netto arretramento, dopo il video che ha mostrato il leader dare in escandescenze mentre cercava di impedire una perquisizione in uffici del suo partito. C’è stata poi un’inchiesta giornalistica sui conti del suo partito, alla quale Mélenchon ha reagito insultando pesantemente i giornalisti coinvolti. E dulcis in fundo Mélenchon ha preso posizione a favore del governo italiano nella sfida sul bilancio con l’Unione Europea.

Non è difficile immaginare che molti elettori di Mélenchon intendano rivolgersi altrove per le prossime elezioni europee. L’offerta, del resto, non manca: dai Verdi al nuovo partito Generation.s di Benoît Hamon, dal Partito comunista al nuovo Partito anticapitalista.

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