L’Olanda verso le elezioni amministrative

Mar 10th, 2018
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Il nuovo ministro degli Esteri olandese, Stef Blok

Il nuovo ministro degli Esteri olandese, Stef Blok

Il ministro delle Finanze olandese, insieme ai colleghi di altri sette paesi (Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania e Svezia), ha firmato pochi giorni fa un documento di netta opposizione alla linea Merkel-Macron sul futuro dell’Unione Europea. Nel documento si chiede di lasciare nelle mani degli Stati membri le decisioni sulla futura Unione economica e monetaria, rallentando di fatto la spinta franco-tedesca verso una sempre maggiore integrazione a livello fiscale. Il ministro olandese, Wopke Hoekstra, ha sottolineato in particolare come «un’Europa più forte sia possibile solo con economie nazionali più forti».

Olanda e Svezia sono indubbiamente i due paesi capofila di questo gruppo, ed entrambi sono attesi da importanti appuntamenti elettorali nel 2018: la Svezia con le elezioni politiche in autunno, l’Olanda con le elezioni amministrative del prossimo 21 marzo. In quest’ultimo caso, saranno rinnovati i consigli municipali di ben 335 comuni su un totale di 388.

Il governo olandese non attraversa una stagione tranquilla. Nell’ottobre 2017, il premier Mark Rutte è riuscito a formare un nuovo governo dopo oltre sette mesi di negoziazioni, unendo in coalizione il suo partito liberale (VVD) con i cristiano-democratici (CDA), gli europeisti liberali (D66) e l’Unione cristiana (CU). Dopo pochi mesi, però, ha già dovuto sostituire una delle sue pedine più importanti, il ministro degli Esteri Halbe Zijlstra, che aveva nascosto un suo incontro con Vladimir Putin nel 2006. Figura di spicco del VVD, Zijlstra ha dovuto lasciare il posto al suo compagno di partito Stef Blok, ex ministro della Giustizia che era rimasto escluso dalla formazione del nuovo governo Rutte. Ma è tutto il governo ad essere in difficoltà: nonostante la coalizione sia formata da quattro partiti, se si rivotasse oggi – secondo gli ultimi sondaggi – non avrebbe più la maggioranza. E non sono pochi gli osservatori a immaginare un ritorno alle urne prima della scadenza naturale della legislatura, nel 2021.

In un contesto popolato da molte liste civiche locali (nel 2014 ottennero in totale il 27% dei voti), anche le elezioni amministrative potranno dare un segnale in tal senso. Ad Amsterdam, ad esempio, si prevede un netto passo indietro per gli europeisti del D66 (che alle ultime elezioni furono il partito di maggioranza relativa), un’avanzata dei verdi (che propongono azioni per ridurre il numero dei turisti in città) e l’ingresso nel consiglio municipale di tre nuovi partiti, tra cui il Forum per la Democrazia (euroscettico e in grande avanzata anche a livello nazionale) e il partito filo-turco DENK.

La situazione dovrebbe essere più stabile a L’Aia, mentre a Rotterdam entrerà per la prima volta nel consiglio municipale il PVV di Geert Wilders, probabilmente a svantaggio della lista locale (anch’essa anti-islamica) Rotterdam Vivibile, che fu fondata da Pim Fortuyn e che è tuttora partito di maggioranza relativa. Non deve sorprendere che il sindaco di Rotterdam sia Ahmed Aboutaleb, laburista e primo sindaco musulmano di una grande città europea, in carica dal 2009 e rinominato nel 2015: in Olanda, infatti, il sindaco non viene eletto direttamente e può appartenere anche a partiti che non fanno parte della maggioranza di governo della città.

 

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