Non solo Italia: la GroKo e altre elezioni in Europa

Mar 4th, 2018
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Olaf Scholz

Olaf Scholz

Il 4 marzo non è soltanto la data delle elezioni politiche in Italia. Da altri cinque paesi europei arrivano notizie importanti per i rispettivi scenari politici. Vediamo quali.

Germania

In mattinata, sono stati resi pubblici i risultati della consultazione interna agli iscritti dell’SPD sulla nuova grande coalizione con la CDU/CSU. E con il 66%, una percentuale più alta rispetto alle previsioni, è stato ufficialmente dato il via libera ad altri quattro anni di governo Merkel. Stavolta l’SPD potrà contare, rispetto alla precedente legislatura, non solo sul Ministero degli Esteri ma anche su quello delle Finanze, oltre ai dicasteri della Giustizia, del Lavoro, della Famiglia e dell’Ambiente. I nomi dei ministri socialdemocratici saranno resi noti lunedì 12 marzo (quelli della CDU sono già pubblici), mentre due giorni dopo il Bundestag voterà la fiducia al nuovo governo. L’unico nome certo, tra i ministri dell’SPD, è quello di Olaf Scholz, sindaco di Amburgo, che sarà ministro delle Finanze e vicecancelliere.

Austria

Elezioni regionali in Carinzia, ed esito molto diverso da quello delle elezioni politiche di ottobre. In quel caso vi era stata, anche in Carinzia, una netta avanzata del partito di estrema destra FPÖ, che è diventato il primo partito della regione. Alle regionali, invece, il partito socialdemocratico SPÖ si è preso la sua rivincita. Dopo la gestione allegra negli anni di Jorg Haider e il dissesto finanziario, già alle elezioni del 2013 l’SPÖ era diventato il primo partito, con il 37% dei voti. Cinque anni dopo, nonostante il calo a livello nazionale, l’SPÖ consolida il suo predominio (grazie anche alla popolarità del presidente uscente Peter Kaiser) raggiungendo addirittura il 47,5% dei voti e 17 seggi, dunque appena due in meno della maggioranza assoluta. Non sarà tuttavia replicabile la coalizione di governo uscente, con i popolari dell’ÖVP e i Verdi: questi ultimi sono sprofondati dal 12% al 3% e dunque sotto la soglia di sbarramento del 5%. Conquistano invece 9 seggi i popolari (+3), 7 seggi l’FPÖ (+2) e 3 seggi il Team Carinzia, un altro partito di destra.

Svizzera

Vince il No al referendum sull’abolizione del canone per la radio-tv pubblica. La proposta (osteggiata dal governo) è stata respinta dal 71% dei votanti e da tutti i 26 cantoni (per una modifica costituzionale sono necessarie entrambe le maggioranze). Vincono dunque i No anche in Ticino (65,5%) e nei Grigioni (77,2%). Lanciato dalle sezioni giovanili dell’Unione democratica di centro (Udc, destra conservatrice) e del Partito liberale radicale (Plr, destra), il testo in votazione chiedeva che la Confederazione non riscuota più il canone obbligatorio destinato a finanziare le attività della Società svizzera di radiotelevisione (Ssr) e delle radio locali e tv regionali che adempiono un mandato di servizio pubblico.

Francia

Si vota nella seconda circoscrizione della Guyana, uno dei territori d’oltremare sulla costa nord-orientale del Sud America. Qui la vittoria alle legislative di giugno del deputato Lénaick Adam, di En Marche!, è stata annullata dalla Corte costituzionale lo scorso mese di dicembre per irregolarità nello scrutinio. Si torna quindi al voto in un contesto molto equilibrato: a giugno Adam sconfisse al ballottaggio il candidato regionalista Davy Rimane per appena 57 voti su oltre 6.000, lo 0,21% del totale. Nella ripetizione del voto, Adam si conferma al primo posto con il 43,1% e dovrà vedersela al ballottaggio ancora una volta con Davy Rimane, che stavolta ha il sostegno anche di Jean-Luc Mélenchon. Il ballottaggio si terrà domenica prossima. Lo scorso 4 febbraio, in altre due elezioni sostitutive per l’Assemblea Nazionale, ha vinto in entrambi i casi il partito dei Repubblicani di centro-destra, togliendo un seggio alla maggioranza macroniana.

Serbia

Più di 1,6 milioni di abitanti di Belgrado sono andati al voto per il rinnovo dell’assemblea cittadina composta da ben 110 rappresentanti. Non c’è l’elezione diretta del sindaco, che viene invece eletto dall’Assemblea una volta insediatasi. Il sindaco uscente, Siniša Mali, è un indipendente sostenuto dal partito dal Partito progressista serbo di centro-destra (SNS), al governo del paese, ed è ritenuto vicino al presidente serbo Aleksandar Vučić. Alle scorse elezioni del 2014, la coalizione guidata dal SNS conquistò un’ampia maggioranza assoluta con 63 seggi, e ha ripetuto il successo anche in questa occasione (nonostante numerose irregolarità nelle procedure di voto), conquistando il 44,9% dei voti. Calcolando i voti dispersi sotto la soglia di sbarramento, l’SNS potrà assicurarsi nuovamente la maggioranza assoluta nell’Assemblea cittadina.

 

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