Olanda, dopo le elezioni provinciali ecco il nuovo ministro della Giustizia

    Mar 20th, 2015
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    Il nuovo ministro della Giustizia olandese, Ard Van Der Steur

    Il nuovo ministro della Giustizia olandese, Ard Van Der Steur

    Dopo aver superato, con meno danni del previsto, il test delle elezioni provinciali, il premier olandese Mark Rutte ha nominato il nuovo ministro della Giustizia del suo governo. La settimana scorsa si era infatti dimesso Ivo Opstelten, appartenente allo stesso partito di Rutte, il VVD, in seguito a un’informativa sbagliata data in Parlamento riguardante un caso giudiziario. Dopo un breve interim, il suo posto viene ora preso dal deputato Ard Van Der Steur, 45 anni, in Parlamento con il VVD dal 2010, con una solida formazione giudirica alle spalle oltre a essere stato docente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Leida. Poco più di un mese fa, Van Der Steur è stato protagonista di una polemica nei confronti dell’Associazione nazionale magistrati, avendo firmato un emendamento che limitava di fatto i poteri dell’organizzazione.

    Dopo le elezioni di mercoledì, intanto, la maggioranza cerca di risolvere il rebus del Senato, dove i numeri sono venuti a mancare. In realtà, non ci saranno variazioni nella composizione della camera alta fino al 26 maggio, quando i 570 consiglieri delle assemblee provinciali procederanno all’elezione dei 75 senatori: solo in quel momento si conoscerà l’esatta ripartizione dei seggi tra i partiti (i senatori entreranno ufficialmente in carica il 9 giugno). Ma le stime diffuse a spoglio concluso saranno con ogni probabilità rispettate: VVD e PVdA, più i tre partiti dell’«opposizione costruttiva» (D66, SGP e CU), arriveranno a 36 seggi, due in meno della maggioranza assoluta. Il premier Rutte ha già fatto appello ai cristiano-democratici (CDA) e ai Verdi, chiedendo loro un costante sostegno ai provvedimenti del governo, ma senza successo: i leader di entrambi i partiti hanno dichiarato di voler continuare ad avere le mani libere, approvando solo quei provvedimenti in linea con i propri programmi. I laburisti (PVdA) si sono invece rivolti al Partito socialista (SP), ma anche in questo caso l’appello è caduto nel vuoto: il leader della sinistra radicale, Emile Roemer, ha chiesto un «cambiamento radicale» delle politiche del governo.

    La frammentazione del panorama politico olandese diventa adesso preoccupante, tanto da aver spinto alcuni analisti a ipotizzare una riforma istituzionale che renda il governo meno esposto a continue mediazioni con le opposizioni. I dati percentuali definitivi delle elezioni provinciali sono impietosi: nello spazio di poco più di 4 punti percentuali sono raccolti ben 5 partiti, e tra di essi non figura il Partito laburista che pure esprime vicepremier, ministro degli Esteri e ministro delle Finanze. Il partito liberale del premier Rutte, VVD, è ancora il primo partito con il 15,8% (alle elezioni generali del 2012 arrivò al 26,6%). Alle sue spalle i cristiano-democratici, guidati da Sybrand Buma, con il 14,7%. Quindi i liberal-democratici D66 di Alexander Pechtold con il 12,3% (il risultato più alto dal 1994). Quarto il partito della libertà, di estrema destra, di Geert Wilders (11,7%), a poca distanza dal Partito socialista (11,6%). I laburisti si fermano invece al 10%, molto lontani dal 24,8% di tre anni fa.

    @StefanoSavella

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