Elezioni 2018, chi ci sarà nel Gruppo misto?

By admin
In Analisi
feb 18th, 2018
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Fac-simile della scheda per il Senato nel collegio elettorale di Cuneo

Fac-simile della scheda per il Senato nel collegio elettorale di Cuneo

Tra i temi della campagna elettorale ne è emerso, negli ultimi giorni, uno di rilevanza principalmente parlamentare: quanto sarà ampio e da chi sarà composto il prossimo Gruppo misto alla Camera e al Senato, fin dall’inizio della legislatura? Una questione tanto più importante se si considera che nessuna coalizione di governo, stando agli ultimi sondaggi pubblicati prima del black-out, avrà da sola la maggioranza in entrambe le Camere. Vediamo allora nel dettaglio da chi potrebbe essere composto il prossimo Gruppo misto e come potrebbe cambiare gli equilibri parlamentari fin dall’elezione dei presidenti delle due assemblee.

Il Gruppo misto nell’ultima legislatura

Alla fine dell’ultima legislatura, il Gruppo misto poteva contare alla Camera su ben 62 deputati (44 appartenenti a sottogruppi legati a partiti politici, 18 totalmente indipendenti), quasi uno su dieci. Erano però appena 15 all’inizio della legislatura, nel marzo 2013 (vi facevano parte solo gli eletti di Centro Democratico di Bruno Tabacci, delle minoranze linguistiche e tre eletti all’estero).

Al Senato il Gruppo misto ha chiuso la legislatura con 27 iscritti al Gruppo misto, ma all’inizio della legislatura vi facevano parte soltanto i 7 eletti di Sinistra Ecologia e Libertà e un eletto all’estero.

In sostanza, subito dopo il voto, si sono formati gruppi parlamentari omogenei rispetto alle liste elettorali, o con un’aggregazione delle stesse (come il gruppo unico tra Lega e Fratelli d’Italia alla Camera). Solo nei mesi e negli anni successivi, con lo sfaldamento di alcuni gruppi parlamentari, il Gruppo misto si è arricchito di componenti di vario tipo: dagli ex cinquestelle di Alternativa libera (alla Camera) e MovimentoX (al Senato), ai fittiani di Direzione Italia, agli ex montiani.

Il Gruppo misto nella prossima legislatura

Qualcosa di diverso accadrà probabilmente dopo le elezioni del 4 marzo. Nel Gruppo misto potrebbero infatti far parte sia parlamentari di partiti politici non in grado di costituire un gruppo autonomo (sono necessari almeno 20 deputati alla Camera e 10 senatori in Senato), sia parlamentari espulsi o fuoriusciti dal loro partito nel corso di questa campagna elettorale. Ma ulteriori ingressi potrebbero avvenire all’indomani del voto durante le trattative per la formazione del nuovo governo.

Più Europa

Gli ultimi sondaggi pubblicati danno il partito guidato da Emma Bonino a ridosso della soglia di sbarramento del 3%. Il trend è in crescita da un mese, ma non si può essere certi che la lista (che comprende, oltre a esponenti dei Radicali, anche il Centro Democratico di Tabacci ed ex montiani come Della Vedova) superi il 3% e conquisti dunque parlamentari nella parte proporzionale. Peraltro, Più Europa sembra avere un consenso più alto tra gli studenti universitari, il che potrebbe addirittura far sì che la lista superi lo sbarramento alla Camera ma non al Senato (dove non votano gli under 25). Con il paradosso, quindi, che possano essere eletti una ventina di parlamentari, ma non la leader Bonino, candidata al Senato (a meno che non vinca nel suo collegio uninominale a Roma).

Ipotizziamo comunque due scenari. Se la lista supererà il 3%, seppure di poco, dovrebbe riuscire a ottenere un numero di deputati e senatori appena sufficiente per formare un gruppo parlamentare autonomo sia alla Camera sia al Senato. Se invece la lista resterà al di sotto della soglia, potrebbe eleggere solo i suoi candidati della coalizione di centro-sinistra che dovessero vincere nei loro collegi uninominali: in particolare, Emma Bonino al Senato, Bruno Tabacci, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova alla Camera. Questi ultimi finirebbero in caso di elezione, con buone probabilità, nel Gruppo misto.

Noi con l’Italia-Udc

L’altra lista che nei sondaggi balla a ridosso del 3% fa parte del centro-destra ed è Noi con l’Italia-Udc, che aggrega Direzione Italia di Raffaele Fitto, l’Udc di Lorenzo Cesa, Scelta Civica di Enrico Zanetti, Alternativa popolare di Maurizio Lupi e poi ancora i movimenti di Gaetano Quagliariello, Enrico Costa e altri. Vale per loro il discorso fatto per Più Europa. Sopra lo sbarramento, saranno in grado di formare un gruppo autonomo. Sotto il 3%, invece, potrebbero eleggere soltanto i candidati dei collegi uninominali che dovessero farcela: tra i nomi più noti, alla Camera, Cesa, Lupi e Costa; al Senato, Quagliariello e Paola Binetti. In totale potrebbero essere una dozzina, da dividere tra Camera e Senato. Potrebbero anche loro entrare nel Gruppo misto, a meno che non venga raggiunto un accordo per un gruppo unico con Forza Italia.

Movimento 5 Stelle

Un contributo al nuovo Gruppo misto verrà anche dai candidati in lista con il Movimento 5 Stelle che sono stati espulsi o disconosciuti dal Movimento nei giorni scorsi. Alcuni hanno dichiarato di “rinunciare alla candidatura”, ma essendo il loro nome stampato sulle schede elettorali appare difficile che ciò possa realizzarsi (vi sono, peraltro, giudizi diversi da parte dei costituzionalisti). Più probabile è che coloro che verranno dichiarati eletti dovranno poi provare a dimettersi direttamente in aula, con speranze pressoché nulle che ciò avvenga (nessun altro partito avrà interesse a far entrare in Parlamento, al loro posto, deputati appartenenti a pieno titolo al Movimento 5 Stelle).

Al momento, sembrano perciò destinati al Gruppo misto, alla Camera, i candidati Andrea Cecconi, Silvia Benedetti ed Emanuele Cozzolino (in bilico la posizione di Giulia Sarti, autosospesa); al Senato, Elisa Bulgarelli, Emanuele Dessì, Carlo Martelli, Maurizio Buccarella. Ci sono poi i candidati nei collegi uninominali di cui è stata scoperta la passata affiliazione alla massoneria: la loro elezione è ora più difficile, ma non è escluso che un paio tra Piero Landi, Catello Vitiello e David Zanforlini (alla Camera) e Bruno Azzerboni (al Senato) possa farcela.

A proposito dei cinquestelle va aggiunta un’altra questione: quanto saranno fedeli al Movimento i candidati che saranno eletti nei collegi uninominali, in buona parte provenienti dalla società civile e quindi privi di una lunga militanza politica? Domanda lecita, considerando che molti di essi hanno un legame solo con i vertici del Movimento, e che già in passato diversi eletti della società civile in altri partiti sono poi passati, nel corso della legislatura, al Gruppo misto. Di fronte a un’ipotesi di “governo del presidente” patrocinato da Mattarella, resteranno tutti fedeli alle indicazioni di Di Maio e Casaleggio?

D’altra parte, non è neppure detto che i cinquestelle espulsi dal Movimento per la vicenda dei rimborsi o perché massoni diventino automaticamente “responsabili” pronti ad accasarsi altrove e a sostenere le larghe intese. La storia dei fuoriusciti dal Movimento nell’ultima legislatura insegna che alcuni di essi hanno continuato a votare in linea con i loro ex colleghi, nonostante l’espulsione.

Minoranze linguistiche ed eletti all’estero

Entrano generalmente fin dall’inizio a far parte del Gruppo misto anche i rappresentanti delle minoranze linguistiche dell’Alto Adige e della Val d’Aosta. Dovrebbero essere cinque in tutto alla Camera, con ogni probabilità disponibili a sostenere un governo di larghe intese.

Ci sono poi gli eletti all’estero, che rappresentano la vera mina vagante di ogni elezione per il Parlamento. Oltre ai partiti nazionali (con il centro-sinistra tradizionalmente favorito), nell’ultima legislatura sono entrati alla Camera due esponenti del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) (Ricardo Merlo, il più votato, e Mario Borghese, vicini politicamente a Noi con l’Italia) e una dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI), Renata Bueno, che cerca la rielezione con Civica Popolare di Beatrice Lorenzin. Al Senato il MAIE ha sempre eletto un parlamentare nelle ultime due elezioni. Se Noi con l’Italia supererà il 3% a livello nazionale, è probabile che possa costituire un gruppo con gli eletti del MAIE; in caso contrario, anche questi ultimi potrebbero entrare a far parte del Gruppo misto.

Un’ipotesi sui numeri

A tutti questi, bisognerà aggiungere gli eletti nell’uninominale degli altri due partiti del centro-sinistra, Insieme e Civica Popolare: alla Camera potrebbero essere tre in tutto (tra cui la stessa Lorenzin), probabile il loro iniziale approdo al Gruppo misto in attesa che il quadro politico si modifichi nel corso della legislatura (sempre che non si torni immediatamente alle urne).

In totale, è possibile prospettare alla Camera un Gruppo misto di circa 23 deputati, otto più di quelli che vi si iscrissero all’inizio della scorsa legislatura. Al Senato, invece, potrebbero essere nell’ordine della dozzina. Gran parte di loro disposti probabilmente a dar vita a un governo di larghe intese o di unità nazionale; circa la metà, invece, a un governo di centro-destra che comprenda Lega e Fratelli d’Italia.

 

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