Svolta in Catalogna, gli indipendentisti trovano l’accordo

Gen 10th, 2016
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Carles Puigdemont

Non ci saranno elezioni anticipate in Catalogna a marzo. E questa svolta a sorpresa, quando già i partiti della regione scaldavano i motori e preparavano nuove alleanze, rischia di modificare lo scenario anche a Madrid, nelle trattative per il governo spagnolo. L’improvvisa accelerazione è giunta grazie al passo indietro di Artur Mas, presidente della Generalitat dal 2010 e candidato di Uniti per il Sì, la lista unitaria favorevole all’indipendenza composta dai conservatori di Convergència democràtica e dai repubblicani dell’ERC. Dopo aver giocato tutte le sue carte per ottenere un secondo mandato, Mas ha dovuto infatti cedere all’opposizione della CUP, una coalizione di movimenti indipendentisti di sinistra radicale decisiva per raggiungere la maggioranza nel Parlamento regionale, che dopo molti tentennamenti e un lungo dibattito interno si è opposta alla sua riconferma.

L’accordo tra Uniti per il Sì (62 seggi conquistati alle elezioni del 27 settembre 2015) e CUP (10 seggi) è stato raggiunto intorno al nome di Carles Puigdemont, 53 anni, attuale sindaco di Girona e deputato di Uniti per il Sì (era il terzo nella lista bloccata dei candidati nella circoscrizione di Girona). Sarà lui, dunque, a ottenere la fiducia del Parlamento e a guidare il processo indipendentista per i prossimi 18 mesi quando, secondo i sostenitori della nazione catalana, dovrebbe giungere a compimento (benché Madrid, com’è noto, si opponga con fermezza a questa ipotesi).

La designazione di Puigdemont sancisce tuttavia, con ogni probabilità, la dissoluzione stessa della CUP: l’accordo prevede infatti che due dei suoi dieci deputati regionali si iscrivano al gruppo di Uniti per il Sì, e che, tra i rimanenti otto, quelli più radicali vengano sostituiti da rappresentanti più “morbidi” e più vicini alle posizioni di Uniti per il Sì. Non basta: l’accordo scritto prevede che la CUP non possa votare insieme a Ciudadanos, socialisti e Podemos alcun provvedimento che possa mettere a rischio la stabilità del governo regionale. Ciò comporterà prevedibilmente la scissione dell’ala dura della CUP, togliendo ai rappresentanti eletti in quella lista gran parte del sostegno popolare conquistato nelle urne. D’altra parte, già prima che si raggiungesse l’accordo per la presidenza di Puigdemont, una parte della CUP era pronta a confluire nell’aggregazione catalana di Podemos in vista delle elezioni anticipate, puntando a quel punto tutto sulla richiesta di un referendum sull’indipendenza.

Quanto accaduto in Catalogna modifica radicalmente lo scenario anche a Madrid. Se la convocazione di nuove elezioni anticipate a marzo lasciava aperta la possibilità che si formasse una maggioranza anti-indipendentista, con l’accordo di governo tra Uniti per il Sì e CUP si accelera invece in direzione di una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Questo rinforza l’ipotesi che a Madrid si insedi quanto prima un governo saldamente anti-indipendentista, che contrasti questo scenario. E anche la convocazione di nuove elezioni generali a maggio diventa a questo punto più difficile, perché lascerebbe il paese nell’instabilità politica di fronte al rischio del crescente separatismo catalano. A cantare vittoria potrebbe quindi essere Mariano Rajoy, che può ora forzare i socialisti ad astenersi nel voto di fiducia in nome dell’unità nazionale.

@StefanoSavella

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