Elezioni in Bulgaria, verso un nuovo Parlamento più frammentato

    Set 25th, 2014
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    Boyko Borisov

    Il 5 ottobre la Bulgaria andrà alle urne per il rinnovo del Parlamento dopo meno di un anno e mezzo dalle ultime elezioni politiche. Quello formato dal socialista Plamen Oresharski all’indomani del voto era infatti un governo di minoranza, e il contesto politico assai teso, con il partito di centro-destra GERB che a lungo non ha riconosciuto il risultato delle elezioni, ha impedito il formarsi di larghe intese che potessero allungare la durata della legislatura. A ciò si aggiungano una serie di scandali che hanno riguardato l’alleato di governo del partito socialista (BSP), il DPS che rappresenta soprattutto la minoranza turca del paese, e che hanno condotto a numerose manifestazioni di piazza per tutta la primavera, finché il 23 luglio il premier Oresharski ha ufficializzato le sue dimissioni, poi ratificate a larga maggioranza il giorno dopo in Parlamento.

    In precedenza c’erano state le elezioni europee che avevano ulteriormente sancito il desiderio di cambiamento della popolazione bulgara nei confronti soprattutto del partito socialista, che aveva formato un governo pur avendo perso le elezioni politiche del 2013, avendo ottenuto 84 seggi contro i 97 del GERB. Se infatti il 25 maggio il partito di centro-destra dell’ex premier Boyko Borisov aveva confermato il 30% ottenuto alle politiche, il BSP era crollato dal 26,6% al 18,9%, quasi raggiunto dal DSP con un sorprendente 17,2% e soprattutto portando sopra lo sbarramento due nuovi partiti anti-casta: Bulgaria senza censura, il cui leader è il frontman televisivo Nikolay Barekov, con il 10,6% e il nuovo partito di centro-destra Blocco riformista, che ha raccolto sotto un unico simbolo cinque formazioni minori, con il 6,4%.

    Il partito socialista è quindi corso ai ripari, eleggendo alla fine di luglio il suo nuovo segretario, il presidente dell’Assemblea Nazionale Mihail Mikov. Ma secondo gli ultimi sondaggi la mossa non ha ottenuto l’effetto sperato: il BSP è infatti fermo al 20,2%, molto indietro rispetto al GERB che è intanto salito al 36,5% e si appresta quindi a conquistare con facilità la maggioranza relativa dei parlamentari. Al partito di centro-destra, che porterà alla premiership con ogni probabilità lo stesso Borisov, già primo ministro dal 2009 al 2013 ex sindaco di Sofia, sarà tuttavia necessario stringere alleanze con uno o più partiti tra quelli che supereranno la soglia di sbarramento del 4%. Sarà quindi necessario considerare il peso che avranno nella prossima Assemblea nazionale i partiti minori: ma mentre nel 2013 a superare lo sbarramento furono solo il DPS e il partito di estrema destra Ataka, questa volta i sondaggi mostrano uno scenario assai più frammentato. Oltre ai due partiti maggiori, infatti, verrà confermata in Parlamento la rappresentanza del DPS (attestato all’11,9%, quasi la stessa percentuale di un anno e mezzo fa), ma dovrebbero riuscire a entrare anche il Blocco riformista (al 7,3% secondo i sondaggi), il nuovo partito Alternativa per la rinascita bulgara (ABV) dell’ex presidente della Repubblica, il socialista Georgi Parvanov (al 5,3%), Bulgaria senza censura (al 5,2%) e il Fronte patriottico, erede del Fronte per la salvezza nazionale, di estrema destra (sempre al 5,2%). Secondo altri sondaggi, tuttavia, almeno due di questi ultimi tre partiti sono ancor più a ridosso della soglia di sbarramento e potrebbero rimanere fuori dall’Assemblea nazionale.

    I cento deputati che il GERB dovrebbe conquistare non saranno quindi sufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta di 121 seggi. La coalizione di governo potrebbe quindi allargarsi al Blocco riformista, che tuttavia soffre di grossi problemi di tenuta interna seguiti all’aggregazione di cinque diversi partiti politici. Difficile, invece, ipotizzare il supporto del DSP, che è sempre stato al governo con il centro-sinistra, ma anche degli altri partiti anti-casta o di estrema destra. Quello che ne potrebbe derivare sarebbe un governo debole, tenuto in piedi da pochi deputati, e che potrebbe affrontare con difficoltà le sfide della lotta alla corruzione, dei rapporti con la Russia, della politica energetica.

    @StefanoSavella

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