Grecia, larga vittoria per Syriza ma senza la maggioranza assoluta

    Gen 26th, 2015
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    Alexis Tsipras vince con ampio margine le elezioni politiche in Grecia, sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi. Il successo non ammette repliche, ed è frutto di un cavalcata che nell’ultima settimana di campagna elettorale ha approfondito ancora di più il solco nei confronti di Nuova Democrazia del premier uscente Antonis Samaras. Il 36,3% dei voti ottenuti da Syriza (circa 10 punti percentuali in più rispetto alle ultime elezioni del 2012) fino a pochi giorni fa erano un obiettivo quasi irraggiungibile, segno che alla fine hanno prevalso la speranza nel cambiamento e le promesse elettorali del suo leader rispetto al sentimento di paura e all’istinto di conservazione espressi da Samaras. Quest’ultimo ha ammesso la sconfitta ma ha sottolineato come il suo partito, conquistando il 27,8%, abbia tutto sommato tenuto (-2% rispetto al 2012), nonostante due anni e mezzo di politiche di austerity.

    Contrariamente alle previsioni, Alba Dorata diventa il terzo partito del paese con il 6,3%, pur perdendo lo 0,6% e un seggio rispetto al 2012 e nonostante il suo leader e i suoi deputati uscenti siano tuttora in carcere. Alle spalle del partito neonazista si schiera il partito moderato ed europeista To Potami (Il Fiume) del giornalista televisivo Stavros Theodorakis, con il 6,1% e 17 seggi, alla sua prima partecipazione a un’elezione legislativa. Ad avanzare è anche il Partito comunista, che con il 5,6% guadagna un punto percentuale e 3 seggi rispetto al 2012, ottenendone 15. Le elezioni di ieri sanciscono invece il crollo del glorioso Pasok, che con il 4,7% passa da 33 a soli 13 seggi: appena sei anni fa, nel 2009, vinse le elezioni con il 43,9%. Il leader del Pasok e ministro degli Esteri uscente Evangelios Venizelos ha annunciato la convocazione di un congresso per eleggere un nuovo segretario. Infine, i Greci Indipendenti di Panos Kammenos (formazione di destra e anti-austerity), con il 4,8%, pur perdendo quasi la metà dei consensi, mantengono senza problemi la loro presenza in Parlamento con 13 seggi (fino a un mese fa i sondaggi li collocavano a ridosso della soglia di sbarramento del 3%).

    Per tutta la notte di ieri Syriza è stata a un passo dal raggiungere i 151 seggi che avrebbero significato la maggioranza assoluta. Ma se George Papandreou, uscendo dal Pasok poche settimane fa e fondando il Movimento dei socialisti democratici, non avesse ottenuto il 2,5%, la soglia per la maggioranza assoluta sarebbe stata ancor più lontana. Ad ogni modo, con i 149 seggi conquistati, Tsipras dovrà cercare un alleato per formare un governo. Il timing è ristretto e per nulla “italiano”: il presidente della Repubblica Karolos Papoulias affiderà già oggi al leader di Syriza l’incarico di formare un governo, ma Tsipras avrà soltanto tre giorni a disposizione, dopo i quali il tentativo spetterà a Samaras (senza speranze di riuscirci). Come ultima soluzione resta la possibilità di un governo di unità nazionale promosso dal presidente della Repubblica, altrimenti saranno convocate nuove elezioni.

    Quest’ultimo scenario al momento sembra escluso. Nelle prossime ore, infatti, Tsipras incontrerà i due maggiori indiziati per il ruolo di alleati di minoranza, Theodorakis e Kammenos, ed entrambi hanno dato la loro disponibilità a collaborare con Syriza per evitare nuove elezioni (la presenza dell’uno esclude quella dell’altro). Si tratta, però, di due strade completamente diverse: il primo, convinto europeista, propone di rivedere ma non di stracciare gli accordi firmati con le istituzioni internazionali sul piano di salvataggio; il secondo è posizionato su una piattaforma più radicale, e quindi più vicina in campo economico a quella di Tsipras, ma è assai distante da Syriza per ciò che riguarda altre questioni come le politiche dell’immigrazione. Soluzione impervia, infine, quella di un governo di minoranza che cerchi volta per volta il sostegno in Parlamento sui singoli provvedimenti, magari con l’uscita dall’aula di qualche deputato dell’opposizione. A tal proposito, sarà necessario valutare già nelle prossime settimane i movimenti all’interno dei gruppi parlamentari: nel corso dell’ultima legislatura, circa 30 deputati su 300 hanno abbandonato il partito per il quale erano stati eletti.

    @StefanoSavella

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