Elezioni in Spagna, un altro colpo al bipartitismo, ma resta l’incertezza

Mag 25th, 2015
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Ada Colau, la nuova sindaca di Barcellona

Non è semplice dire chi abbia vinto le elezioni regionali e municipali di ieri in Spagna. Il Partito popolare (PP) ha perso molti consensi, ma ha mantenuto la maggioranza relativa in 9 regioni sulle 13 che andavano al voto, e a livello nazionale, per quanto riguarda le sole elezioni municipali, ha conquistato il 27% restando il primo partito del paese. Il Partito socialista (PSOE) non è ulteriormente crollato (a livello nazionale, per le elezioni municipali, prende il 25%), anche se partiva da un risultato già disastroso ottenuto nel 2011. Podemos conquista, con una candidata indipendente (sostenuta anche da Sinistra unita e da altri movimenti di sinistra) la città di Barcellona, ma nelle regioni in cui si è votato non va mai oltre la terza posizione, quasi sempre dietro PP e PSOE. Ciudadanos non ottiene risultati eclatanti, ma i suoi consiglieri e deputati regionali saranno in molti casi decisivi per le maggioranze che andranno a comporsi. Già, perché in tutte le regioni e in molti comuni nessun partito ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi: si aprirà quindi ora una fase, probabilmente lunga, nella quale saranno gli accordi a livello territoriale a stabilire chi potrà governare. Come è già accaduto in Andalusia, dove però a più di due mesi dalle elezioni nessuna soluzione tra i partiti è stata finora trovata.

Nei comuni, al capolista della lista che ha ottenuto più voti basta la maggioranza relativa per diventare sindaco (non c’è alcun premio di maggioranza). Questo significa che a Barcellona la vittoria va a Ada Colau, esponente dei movimenti di sinistra, sostenuta da Podemos, che però si ferma al 25% dei voti e a 11 consiglieri municipali su 41: accordi sui singoli provvedimenti andranno trovati soprattutto con le altre forze regionaliste di sinistra (ERC, 5 seggi, e CUP, 3 seggi) ma anche con i socialisti (4 seggi). Torna invece all’opposizione il principale partito regionalista, Convergencia i Unió (10 seggi), così come il Partito popolare (3 seggi) e probabilmente anche Ciudadanos (5 seggi). Nella capitale Madrid, il quadro è più complesso. La candidata popolare, Esperanza Aguirre, conquista il maggior numero di seggi (21), ma non le basterà il sostegno di Ciudadanos (7 seggi) per ottenere la maggioranza nel voto dei singoli provvedimenti. La lista di sinistra Ahora Madrid, sostenuta da Podemos, e il PSOE totalizzano infatti 29 seggi e ciò potrebbe spianare la strada alla candidata della lista di sinistra Manuela Carmena. Saranno quindi soprattutto i socialisti, con i loro 9 seggi, l’ago della bilancia per il governo della capitale. Tra le altre città, da segnalare il risultato di Siviglia, dove il Partito popolare perde la maggioranza assoluta, scendendo a 12 seggi: anche qui, pur sommando i 3 consiglieri di Ciudadanos, si resta per un solo seggio sotto la maggioranza assoluta.

L’esito incerto delle elezioni municipali di Madrid e Siviglia si moltiplica se si guarda alle regioni. Nella comunità autonoma della capitale, ad esempio, il Partito popolare crolla da 72 a 48 seggi, mentre i socialisti si avvicinano passando da 36 a 37 seggi. La soglia per la maggioranza assoluta è fissata a 65: in questo caso, sommando i 17 deputati regionali di Ciudadanos, il PP otterrebbe per un solo seggio la maggioranza, ma un accordo non è scontato. Buona la performance di Podemos, che conquista 27 seggi.

Estrema incertezza invece nella Comunità Valenciana, dove però, rispetto ai sondaggi della vigilia, si registra l’impennata di consensi per Compromís, il partito di sinistra ed ecologista con una forte vocazione regionalista. Anche qui i popolari, con 31 seggi, calano bruscamente ma restano il partito di maggioranza relativa. Molto male anche i socialisti, che scendono a 23 seggi, perdendone ben 10 rispetto a quattro anni fa, e vengono avvicinati proprio da Compromís, che balza da 6 a 19 seggi. Questo risultato eclatante ha invece ridotto le aspettative per Ciudadanos e Podemos, fermi entrambi a 13 seggi. Per la maggioranza assoluta, al netto delle astensioni, ci vorranno 45 voti.

Non si può dire che la fortuna abbia accompagnato il partito del premier Rajoy in queste elezioni: anche in Castilla y León, tradizionale feudo popolare, la maggioranza assoluta viene meno per un solo seggio: il PP si ferma a 42: l’ancora di salvezza potrebbe essere rappresentata dall’unico seggio della formazione regionalista UPL, oppure dal sostegno dei 5 deputati regionali di Ciudadanos. In calo anche il PSOE, con 25 seggi, Podemos è terzo partito con 10 eletti.

Grande equilibrio anche in Aragona, dove Podemos conquista uno dei suoi risultati migliori, pur rimanendo il terzo partito della regione. Il Partito popolare scende a 21 seggi, il PSOE a 18, tallonato dal partito di Pablo Iglesias con 14. Il partito regionalista PAR resta quasi sulle sue posizioni, con 6 seggi, uno in più di Ciudadanos. Ridimensionati Chunta aragonesista (di centro-sinistra) con 2 seggi e Sinistra unita con uno. Ben sette partiti quindi nel Parlamento regionale (le Corti), dove la maggioranza assoluta è fissata a quota 34.

Una delle poche consolazioni della tornata elettorale per il Partito socialista è aver riconquistato la maggioranza in Extremadura, tradizionale regione rossa. Ma la maggioranza è soltanto relativa: il PSOE resta fermo a 30 seggi, e approfitta del calo del PP che scende a 28. Per governare sarà necessario l’appoggio esterno di Podemos, vero e proprio ago della bilancia grazie ai suoi 6 seggi, mentre Ciudadanos ne ha conquistato soltanto uno ed è quindi ininfluente.

Il ruolo decisivo di Podemos si avvertirà anche in Castilla-La Mancha, storico feudo socialista perso per la prima volta nel 2011. Il numero dei seggi nel Parlamento regionale è stato ridotto da 49 a 33 e quindi un confronto preciso non è possibile, ma ciò che più conta è che a sorpresa i popolari si confermano primo partito con 16 seggi. Il PSOE resta indietro a 14, e i tre seggi restanti vanno tutti a Podemos, mentre Ciudadanos resta per un soffio fuori dall’assemblea regionale. Spetterà proprio a Podemos la scelta se far proseguire il governo dei popolari o se sostenere il candidato socialista.

Un breve riepilogo per le altre regioni. In La Rioja il risultato provvisorio vede il PP con 15 seggi, il PSOE con 10, Podemos e Ciudadanos con 4 a testa. In Cantabria il PP ha 13 seggi, uno in più del PRC, principale formazione regionalista; poi il PSOE con 5, Podemos con 3, Ciudadanos con 2. Nelle Asturie il PSOE resta il partito di maggioranza relativa con 14 seggi, davanti a PP (11), Podemos (9), Sinistra Unita (5), FAC (3) e Ciudadanos (3). Alle Baleari entrano in Parlamento ben otto partiti: PP (20), PSOE (14), Podemos (10), MES (6), El PI (3), MpM (3), Ciudadanos (2), GxF (1). In Murcia il PP con 22 seggi è appena un seggio sotto la maggioranza assoluta ed è seguito da PSOE (13), Podemos (6) e Ciudadanos (4). In Navarra, dove prevalgono i partiti regionalisti, potrebbe avere la maggioranza una coalizione di sinistra radicale che comprende anche Podemos. Nelle Canarie torna a essere primo partito la nazionalista Coalición Canaria (18), seguita dal PSOE (15), mentre i popolari scendono al terzo posto (12); poi Podemos (7) e altri due partiti regionali, Nueva Canarias (5) e ASG (3).

Nelle 13 regioni andate alle urne, il Partito popolare somma quindi 281 seggi, il PSOE 225, Podemos 119.

@StefanoSavella

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