Crollano i socialdemocratici di Fico, la Slovacchia verso l’ingovernabilità?

Mar 7th, 2016
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(AP Photo/Petr David Josek)

(AP Photo/Petr David Josek)

A differenza di quanto riportavano i sondaggi della vigilia, le elezioni parlamentari in Slovacchia di sabato 6 marzo hanno mostrato un netto arretramento dello Smer, il partito socialdemocratico di Robert Fico, premier del paese dal 2006 (con una breve interruzione di un anno e mezzo tra il 2010 e il 2012). Le urne non hanno premiato una campagna elettorale tutta centrata sul rifiuto di accogliere rifugiati musulmani, e quindi anche della redistribuzione tramite quote previste dalla Commissione europea: lo Smer cede così ben 16 punti percentuali, passando dal 44,4 al 28,3% e, soprattutto, da 83 a 49 seggi: dato che il Consiglio nazionale slovacco è composto da 150 membri, ciò significa che lo Smer ha perso la maggioranza assoluta e dovrà perciò cercare di formare una coalizione con altri partiti, tutti collocati alla sua destra (almeno formalmente: considerata la campagna elettorale condotta da Fico, è difficile collocare il suo partito nell’ambito del centro-sinistra, nonostante faccia effettivamente parte del gruppo socialdemocratico al Parlamento europeo).

Il crollo dello Smer è stato assorbito da tutti gli altri partiti, con diverse proporzioni. Al secondo posto, per un soffio, si è collocato il SaS, partito liberale euroscettico guidato dal parlamentare europeo Richard Sulik, uno dei più duri contro la Grecia quando il salvataggio del paese ellenico è stato all’ordine del giorno. Il suo partito è passato dal 5,9% e 10 seggi al 12,1% e 21 seggi. Subito dietro è arrivato il partito Olano, ex alleato del SaS, con cui condivide molte posizioni politiche e la stessa appartenenza al gruppo dei conservatori europei: Olano è passato dall’8,5% e 16 seggi all’11% e 19 seggi. Ritorna in Parlamento, dopo una legislatura di assenza, il Partito nazionalista di estrema destra SNS (che fu alleato di governo di Robert Fico dal 2006 al 2010, a dimostrazione della bassa affidabilità, in questo paese, delle categorie politiche tradizionali), che conquista 15 seggi, mentre entra nel Consiglio nazionale per la prima volta il partito ultra-nazionalista L’SNS guidato da Marian Kotleba, vicino per caratteristiche allo Jobbik ungherese, che ne ottiene 14.

Ottimo esordio elettorale anche per il partito Rodina (Siamo una famiglia) dell’imprenditore Boris Kollar, anch’esso schierato su posizioni anti-migranti, che ottiene ben 11 seggi, gli stessi del Most-Hid, un partito di centro-destra vicino alla minoranza etnica ungherese. Supera lo sbarramento del 5% anche un altro partito di centro-destra, Siet, fondato nel 2014 e anch’esso alla prima partecipazione elettorale, che conquista 10 seggi. Esce invece a sorpresa dal Consiglio nazionale il Movimento cristiano democratico, fermo al 4,9%, poco al di sotto della soglia per eleggere deputati.

La costruzione di una coalizione di governo, con otto partiti in parlamento, si profila molto difficile. Tenendo presenti le coalizioni di governo che si sono formate tra il 2006 e il 2012, lo Smer di Robert Fico potrebbe ritornare ad allearsi con i nazionalisti dell’SNS, sommando così 64 seggi. L’accordo con Rodina farebbe salire la coalizione a quota 75, appena uno in meno della maggioranza assoluta. Il centro-destra, da parte sua, potrebbe provare a unire le forze, ma non sarà semplice: un’alleanza tra SaS, Olano, Most-Hid e Siet, che grossomodo sono già stati al governo insieme tra il 2010 e il 2012, arriverebbe a 61 seggi: sarebbe a quel punto necessario un accordo con l’SNS, ma le divergenze in politica economica non sono poche e un governo di cinque partiti non sarebbe semplice da sostenere. Peraltro a partire dal primo luglio la Slovacchia sarà presidente di turno dell’Unione europea: entro quella data il paese dovrà necessariamente avere un governo quanto più possibile stabile per affrontare le questioni più delicate dei dossier comunitari, a partire dall’accoglienza dei rifugiati.

@StefanoSavella

 

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