Lo scacchiere finlandese: Katainen, Rehn e i Veri Finlandesi

    Mag 3rd, 2014
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    Il primo ministro finlandese Jyrki Katainen

    Il primo ministro finlandese Jyrki Katainen

    Per stabilire il partito europeo che otterrà la maggioranza relativa a Strasburgo, molto dipenderà dai risultati nei paesi più popolosi, ai quali spetta un maggior numero di seggi. Ma nei paesi di media grandezza la campagna elettorale non è per questo meno combattuta, non soltanto su questioni nazionali ma anche sulla rilevanza che si acquisirà nei prossimi organi di governo comunitari. Tra questi paesi, un ruolo da protagonista spetta, più che in altri, alla Finlandia.

    Pur non essendo candidato al Parlamento europeo, il primo ministro Jyrki Katainen del partito di centro-destra Coalizione Nazionale (KOK) ha già previsto di dimettersi dalla sua carica a giugno per ottenere un incarico di rilievo a livello comunitario. Il suo nome era in realtà circolato nei mesi scorsi quale candidato presidente della Commissione per il PPE, prima che il partito scegliesse Jean-Claude Juncker. Katainen, che ha 42 anni ed è primo ministro dal 2011 a capo di una larghissima coalizione che comprende anche Verdi e sinistra radicale, è in corsa sia per diventare un presidente della Commissione europea di compromesso, ma soprattutto per la successione a Herman Van Rompuy alla presidenza del Consiglio europeo. Già vicepresidente del PPE dal 2006 al 2012, Katainen è quindi un nome forte: se le elezioni europee dovessero consegnare un Parlamento eccessivamente frammentato, o se il PPE dovesse ottenere solo pochissimi seggi più del PSE (affidando la golden share del partito di maggioranza relativa a partiti considerati borderline come Forza Italia e il Fidesz ungherese), il Consiglio europeo, spinto soprattutto dalla Gran Bretagna, potrebbe proporre al Parlamento il suo nome, anziché quello di Juncker, per la presidenza della Commissione. Ma una decisione di questo tipo inficerebbe un’intera campagna elettorale nella quale i partiti si sono proposti all’opinione pubblica, per la prima volta, con un proprio candidato, diminuendo ulteriormente la credibilità delle istituzioni europee.

    Se non dovesse ottenere nessuno dei due incarichi di maggior prestigio, Katainen contenderebbe comunque il posto di commissario europeo (con una delega pesante) al connazionale Olli Rehn, commissario uscente agli Affari economici e monetari: quest’ultimo, candidato al Parlamento europeo nel partito centrista KESK (che in Finlandia è all’opposizione del governo Katainen), potrebbe in questo caso diventare presidente del gruppo parlamentare dei liberal-democratici a Strasburgo.

    A guidare la Finlandia alle prossime elezioni parlamentari dell’aprile 2015 sarà uno tra Jan Vapaavuori, attuale ministro dell’Economia, e Alexander Stubb, ministro degli Affari europei e del commercio estero: il prossimo primo ministro prenderà il posto di Katainen anche alla leadership del partito di centro-destra Coalizione Nazionale.

    Il partito di Katainen è in testa secondo l’ultimo sondaggio disponibile, risalente però al 14 aprile, con il 24,1% dei consensi, poco più di quanto ottenuto nel 2009. Anche il partito centrista di Olli Rehn dovrebbe, secondo questo sondaggio, confermare i voti di cinque anni fa, con il 19%. Ma la vera incognita, anche in Finlandia, riguarda il partito di estrema destra dei Veri Finlandesi (Perussuomalaiset). La crescita di questo partito negli ultimi anni è evidente: alle elezioni politiche del 2007 aveva conquistato il 4% dei voti; dopo aver ottenuto un seggio a Strasburgo nel 2009 con il 9,8% dei voti, alle elezioni politiche di due anni dopo ha più che raddoppiato i suoi consensi, raggiungendo il 19,1%, appena 1.500 voti in meno dei socialdemocratici e collocandosi come terzo partito del paese. Il loro unico rappresentante al Parlamento europeo, il leader Timo Soini fino al 2011, sostituito poi da Sampo Terho, ha aderito al gruppo EFD (quello della Lega Nord e dell’UKIP). I sondaggi accreditano il partito di percentuali che vanno dal 15 a oltre il 20%: i suoi rappresentanti (tra i 2 e i 4 a seconda del risultato conseguito) dovrebbero restare nel gruppo di Nigel Farage nonostante la costituzione del nuovo gruppo guidato da Marine Le Pen. L’eurodeputato Terho, infatti, ha escluso una collaborazione con il gruppo di estrema destra, la cui creazione sarebbe «un passo indietro».

    @StefanoSavella

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