Da Sánchez a Fernández, ma i socialisti spagnoli sono spaccati

    Ott 3rd, 2016
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    Javier Fernández

    Javier Fernández

    Dopo le dimissioni di Pedro Sánchez dalla segreteria generale del Partito socialista spagnolo (PSOE), avvenute sabato sera, le redini del partito sono passate nelle mani di Javier Fernández, a capo del provvisorio comitato dei garanti in attesa del prossimo congresso, che dovrebbe svolgersi all’inizio del 2017. Fernandez è governatore delle Asturie dal 2012, riconfermato alle elezioni regionali del 2015 nonostante la perdita di tre seggi, grazie al sostegno di Sinistra Unita. Non è un caso che Fernandez provenga dal mondo degli amministratori delle comunità autonome invece che dal gruppo parlamentare: è infatti proprio all’interno delle diverse federazioni locali del Partito socialista che stanno iniziando a verificarsi i primi smottamenti che potrebbero portare il PSOE a una clamorosa spaccatura.

    Il personaggio più noto, a questo proposito, è indubbiamente Susana Díaz, governatrice dell’Andalusia e leader regionale del partito, che ha guidato la fronda contro Sánchez alla Direzione di sabato scorso. Sarà lei, con ogni probabilità, la futura segretaria regionale del PSOE, non mancandole il consenso popolare né quello della maggioranza della classe dirigente del partito. In quel caso, però, dovrebbe abbandonare la poltrona di governatrice della regione dopo meno di due anni dalla sua elezione, una scelta che l’establishment locale guarda con diffidenza.

    Ma ci sono altri problemi riguardanti le federazioni locali del partito, le cui leadership sono ancora vicine alle posizioni di Sánchez, quindi ostili a qualsiasi accordo di desistenza con il Partito popolare per permettere a Mariano Rajoy di formare un nuovo governo prima di nuove terze elezioni. La federazione madrilena del PSOE, ad esempio, è guidata dal luglio dello scorso anno da Sara Hernández: secondo le sue parole, i socialisti eletti al Congresso dovrebbero continuare a votare No all’investitura di Rajoy «per coerenza e credibilità». Altri problemi potrebbero provenire poi dalla Catalogna, dove il 15 ottobre si vota alle primarie per la leadership regionale del partito: la candidata Núria Parlon ha affermato che, se verrà eletta, ordinerà ai sette deputati catalani del PSOE di votare contro Rajoy anche andando contro la disciplina di partito.

    E non è finita. Pablo Echenique, figura di spicco di Podemos, ha annunciato che un’astensione dei socialisti al Congresso per favorire l’investitura di Rajoy avrebbe ricadute anche sui Parlamenti locali; ad esempio in Aragona, dove il governatore socialista Javier Lambán è in maggioranza proprio insieme a Podemos oltre che con Sinistra Unita e la Chunta, un altro partito di sinistra a livello regionale.

    @StefanoSavella

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