Radoslaw Sikorski in pole position per il ruolo di Alto Rappresentante

    Giu 1st, 2014
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    Subito dopo le elezioni europee, tutte le attenzioni a livello internazionale si sono concentrate sulla carica di presidente della Commissione europea, sempre più in bilico, tra endorsement veri o presunti a Jean-Claude Juncker e la ridda di nomi che si è scatenata nel caso in cui si scegliesse un candidato diverso (Barnier, Lagarde, Katainen, Letta, Thorning-Schmidt e altri ancora). Il sostegno arrivato ieri da Angela Merkel sarebbe, secondo Antonella Rampino della «Stampa», una «mossa del cavallo» per far emergere le riserve, puntualmente arrivate, di David Cameron e di altri paesi del Nord (oltre a quelle già note dell’ungherese Viktor Orban) sul nome dell’ex presidente dell’Eurogruppo. Il quale però sta incassando il consenso di sempre più ampie parti dell’emiciclo di Strasburgo, che sembrano davvero intenzionate a fare quadrato per portare alla guida della Commissione uno dei candidati presidenti annunciati all’avvio della campagna elettorale, e quindi Juncker, che ha ottenuto il maggior numero di seggi e che indiscutibilmente è l’unico tra di essi ad avere ancora possibilità di ottenere il via libera di capi di Stato e di governo. Persino Alexis Tsipras è intervenuto venerdì con una dichiarazione nella quale afferma che il Consiglio ha l’«obbligo morale» di nominare il candidato del partito che ha ottenuto più seggi dopo le elezioni, e che quindi debba essere Juncker il primo a provare di raccogliere intorno a sé una maggioranza attraverso negoziati con tutti i gruppi del Parlamento europeo.

    C’è però un’altra carica sulla quale i negoziati sono già avviati, benché ci sia già un candidato in netto vantaggio rispetto a tutti gli altri. Si tratta della poltrona di Alto Rappresentante dell’Unione Europea, vale a dire il suo ministro degli Esteri. Dopo il disastroso mandato di Catherine Ashton, la carica dovrà essere affidata a una personalità che abbia già dimostrato di essere in grado di gestire con tempestività situazioni calde ai confini dell’Unione. L’identikit sembra essere quello di Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri polacco dal 2007, braccio destro del premier Donald Tusk, reduce da una non scontata vittoria alle elezioni europee, seppure di misura, contro il partito populista di destra Legge e giustizia. Tusk ha peraltro già espresso il suo totale sostegno alla candidatura del suo ministro degli Esteri, definito un «candidato naturale» per quella carica.

    Sikorski, 51 anni, è noto soprattutto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti di Vladimir Putin e della sua politica espansionistica e di influenza ai confini orientali dell’UE, prima in Georgia e ora in Ucraina. A febbraio, quando l’interlocutore era ancora l’ex presidente Viktor Yanukovich, Sikorski tirò le fila di un’intesa insieme ai ministri degli Esteri di Francia e Germania, che però ebbe vita breve. Il suo impegno fu comunque molto apprezzato nelle cancellerie di tutto l’Occidente, soprattutto se confrontato con l’imbarazzante inazione della baronessa Ashton.

    Non tutti considerano però Sikorski l’uomo giusto per quel compito. Da giovane, prima dell’esilio in Gran Bretagna, partecipò in prima fila alle manifestazioni studentesche contro il regime comunista del generale Jaruzelski (deceduto proprio il 25 maggio scorso, nel giorno delle elezioni europee che potrebbero consacrare il ruolo di primo piano della Polonia nell’UE). Proprio questa esperienza personale gli impedirebbe, come ha scritto il giornalista polacco-britannico Ola Cichowlas, di «considerare la Russia come qualcosa di diverso da una continuazione, sotto altre vesti, dell’Unione Sovietica», quindi come uno Stato autocratico di cui impedire in ogni modo l’incremento dell’influenza. La nomina di Sikorski, inoltre, potrebbe non soddisfare i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che chiedono un maggiore protagonismo delle istituzioni europee su quel versante. Peraltro Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere, ha sede proprio in Polonia: solo se la nomina di Sikorski fosse accompagnata da un operato più efficace e più diretto di Frontex nel Mediterraneo otterrebbe un consenso ampio da parte del Consiglio europeo. Di certo la sua nomina non potrà essere vista con favore da David Cameron: in un discorso tenuto a Oxford nel settembre 2012, Sikorski usò parole dure contro l’euroscetticismo brittanico, e mise in guardia in caso di vittoria dell’Ukip alle elezioni europee: «non aspettatevi che vi aiutiamo a far naufragare o paralizzare l’Unione»: esattamente lo scenario che sta per profilarsi dopo il veto di Cameron nei confronti di Juncker.

    @StefanoSavella

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