I primi voti in plenaria a Strasburgo, maggioranza coesa, l’opposizione no

Lug 20th, 2014
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La scorsa settimana la seduta plenaria del Parlamento europeo non ha votato soltanto per la nomina di Jean-Claude Juncker. Con i voti sulle prime risoluzioni è infatti iniziata a pieno titolo l’attività degli eurodeputati, chiamati a esprimersi su indirizzi generali in tema di economia e politica estera.

Ma andiamo con ordine. Completate due settimane fa le nomine per i vicepresidenti e i questori dell’aula, le singole commissioni hanno proceduto all’elezione dei loro presidenti e vicepresidenti. Gli italiani si sono assicurati le presidenze delle commissioni Cultura (con Silvia Costa, del PD), Affari economici e monetari (con Roberto Gualtieri, sempre del PD) e Ambiente (con Giovanni La Via, del Nuovo Centrodestra). Tra i vicepresidenti sono stati eletti, per il PD, Patrizia Toia alla commissione Industria, Ricerca ed Energia, Sergio Cofferati alla commissione Mercato interno e tutela dei consumatori, Renata Briano alla commissione Pesca e Andrea Cozzolino alla commissione Sviluppo regionale. Barbara Matera di Forza Italia è stata eletta vicepresidente della commissione Diritti delle donne e uguaglianza di genere, mentre Barbara Spinelli di Un’altra Europa con Tsipras è vicepresidente della commissione Affari costituzionali. È sfumata invece, nonostante il sostegno dei Verdi, l’elezione di Eleonora Evi del Movimento 5 Stelle alla presidenza della commissione per le Petizioni. Questa la tabella completa degli organi di presidenza di tutte le commissioni:

Fin qui i voti sulle nomine, come consuetudine tenuti a scrutinio segreto. Sono stati invece pubblici i voti dell’aula su altre questioni. Anzitutto sulla sostituzione di quattro commissari uscenti, eletti eurodeputati, tra cui l’italiano Antonio Tajani e il finlandese Olli Rehn, entrambi eletti vicepresidenti del Parlamento. I Verdi avevano chiesto un voto separato per ognuno dei nuovi commissari, sperando di ottenere una maggioranza contro il nuovo commissario finlandese Jyrki Katainen agli Affari economici e monetari. La richiesta è stata però rifiutata, perciò i Verdi hanno votato contro tutte le sostituzioni insieme alla GUE, all’ECR e all’EFDD. A favore, invece, i voti dei tre partiti di maggioranza, con poche astensioni e voti contrari (tra questi ultimi, un portoghese e uno slovacco dell’ALDE, uno spagnolo e una rumena dei socialisti).

Altre curiosità emergono da altre quattro votazioni dell’ultima plenaria, riguardanti temi di politica economica e monetaria e di politica estera. Una larga maggioranza ha approvato l’adesione della Lituania alla zona euro a partire dal prossimo 1° gennaio: 545 i voti a favore, 116 quelli contrari, 34 le astensioni. Ma mentre i tre gruppi di maggioranza e i Verdi sono stati in larghissima parte coesi, fanno eccezione quelli dell’opposizione. I conservatori dell’ECR hanno infatti votato a favore, ad eccezione dell’intera pattuglia di Alternativa per la Germania (6 contrari, 1 astenuto), oltre a un croato e un polacco. Si è spaccato quasi a metà il gruppo di sinistra della GUE: nessun favorevole, ma 24 sono state le astensioni e 21 i voti contrari, segnale di un diverso atteggiamento nei confronti dell’adesione alla moneta unica: tra gli astenuti i greci, gli italiani e gli irlandesi, mentre tra i contrari gli olandesi e gli spagnoli. Tra i due gruppi più radicalmente euroscettici (che hanno votato in massa contro la risoluzione) troviamo curiosamente anche quattro voti a favore (il lituano Mazuronis e il ceco Mach del gruppo EFDD di Nigel Farage, i due ungheresi di Jobbik tra i Non Iscritti) e sei astensioni, tra cui i pentastellati David Borrelli e Isabella Adinolfi che risultano aver votato in dissenso dal loro gruppo.

Numeri non troppo diversi hanno riguardato la risoluzione che chiedeva un rafforzamento delle misure contro la disoccupazione giovanile, e in particolare per l’incremento dei fondi per il piano Garanzia Giovani. Anche qui, i tre gruppi di maggioranza e i Verdi hanno votato pressoché compattamente a favore, mentre gli altri gruppi si sono spaccati al loro interno. Su tutti, la GUE: 11 favorevoli, 18 contrari e 13 astenuti, un risultato decisamente poco confortante, peraltro in una tematica che dovrebbe figurare tra le sue priorità. Curiosamente, hanno votato a favore soprattutto gli eurodeputati della sinistra radicale dei paesi nordici e della Francia, contro i portoghesi e la maggioranza dei greci, mentre gli italiani si sono astenuti. Diviso anche l’ECR, con 24 favorevoli e 33 astenuti. Nell’EFDD emerge invece in questa votazione per la prima volta il totale dissenso tra l’Ukip di Farage e il Movimento 5 Stelle. Tra i 20 favorevoli del gruppo ci sono infatti tutti i pentastellati più la deputata lettone e i due lituani, mentre tra i 19 contrari ci sono tutti i deputati dell’Ukip più gli europarlamentari dei Democratici Svedesi, la francese e il ceco. Cosa accadrà quando ci saranno votazioni più combattute nelle quali un voto in più o in meno del proprio gruppo risulterà decisivo?

Tutti i gruppi si sono invece dimostrati più coesi al loro interno nelle due votazioni sulla politica estera. Nella prima risoluzione sul conflitto ucraino, nella quale si richiedevano maggiori sanzioni per la Russia, hanno votato a favore il PPE (ma con l’astensione di cinque olandesi), i Socialisti, l’ALDE, l’ECR e i Verdi (ma con il voto contrario di tre spagnoli). Si sono invece schierati contro la risoluzione sia l’estrema sinistra sia i Non Iscritti, mentre nell’EFDD di Farage ancora una volta hanno votato in dissenso (in questo caso a favore delle sanzioni) i due deputati lituani e la lettone Grigule, mentre i quattro astenuti sono tutti del Movimento 5 Stelle (Agea, Aiuto, Beghin, Castaldo); voto contrario invece da parte degli altri 28 presenti in aula di quel gruppo, compresi i restanti pentastellati e l’Ukip. Ancor più netta la coesione interna ai gruppi nel voto che chiedeva un immediato cessate il fuoco a Gaza: favorevoli, quasi senza eccezioni, Popolari, Socialisti, Liberal-democratici e Conservatori. Nettamente contraria la sinistra radicale, che chiedeva una censura più forte nei confronti di Israele. Contrari anche i Verdi, ma con dodici astensioni (soprattutto tedeschi). Astenuto in massa, con 34 voti, il gruppo EFDD, ad eccezione, ancora una volta, dei due lituani, della lettone ma anche del deputato Ukip di origine pakistana Amjad Bashir (i loro quattro voti sono stati favorevoli alla risoluzione). Prevalentemente contrari invece i Non Iscritti, ma con 5 voti favorevoli e 11 astenuti (tra cui i tre leghisti).

@StefanoSavella

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