Elezioni regionali 2015, non più un test nazionale

    Ago 17th, 2014
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    Nel 2005 furono 14 le regioni italiane che rinnovarono i consigli regionali alle elezioni del 3-4 aprile. Cinque anni dopo, furono 13, perché l’Abruzzo era andato ad elezioni anticipate dopo l’arresto del governatore Ottaviano Del Turco. Ma si potevano ancora definire un test politico nazionale, considerando che coinvolgevano più di 40 milioni e 800 mila elettori. Quando si tornerà alle urne nella prossima primavera, tra la fine di marzo e i primi di aprile, gli elettori saranno meno della metà, intorno ai 18 milioni e 400 mila, e apparterranno a sole sette regioni: Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia. Un calo della platea elettorale dovuto agli scandali che a vario titolo hanno portato ad elezioni anticipate alcune tra le regioni più popolose del paese, dalla Lombardia al Lazio al Piemonte.

    Altre due regioni anticiperanno soltanto di qualche mese la scadenza elettorale del 2015, in entrambi i casi a causa di provvedimenti giudiziari che hanno colpito i rispettivi governatori. I partiti politici di Calabria ed Emilia-Romagna sono perciò alle prese in queste settimane con la ricerca dei successori di Giuseppe Scopelliti (centro-destra) e Vasco Errani (centro-sinistra). In Emilia-Romagna si andrà alle urne probabilmente il 16 novembre (ma la decisione finale spetterà al Viminale), mentre la data delle primarie del centro-sinistra sarà il 28 settembre. A un mese e mezzo dal voto, la schiera dei candidati del Partito democratico non è stata ancora scremata. I renziani Stefano Bonaccini, Matteo Richetti e il sindaco di Imola Daniele Manca (che gode anche del sostegno di Pier Luigi Bersani), il prodiano Patrizio Bianchi e l’ex sindaco di Forlì (e già in campo con propri comitati elettorali) Roberto Balzani sono i nomi che da settimane girano sulle pagine dei giornali. Ma, come è accaduto in Calabria, la scelta unitaria e definitiva potrebbe ricadere sul solo Matteo Renzi, che però ancora temporeggia. Fuori dal centro-sinistra, la consultazione on line del Movimento 5 Stelle potrebbe incoronare il consigliere regionale uscente Andrea Defranceschi (malgrado la sospensione a tempo subita a maggio) oppure un altro nome dell’ala bolognese del movimento. Il centro-destra potrebbe invece affidarsi a un candidato della società civile.

    Si terranno invece il prossimo 21 settembre le primarie del centro-sinistra per il candidato presidente della Regione Calabria, ma la data delle elezioni regionali è ancora di là da essere definita. Nel corso della sua visita di giovedì a Reggio Calabria, Matteo Renzi ha ventilato la possibilità che si torni alle urne già il 12 ottobre, come indicato dalla presidente facente funzioni, Antonella Stasi; le date più probabili sono tuttavia quelle del 9 o del 16 novembre (in una delle due date si voterà anche per il Comune di Reggio Calabria, commissariato dal 2012), anche perché le primarie dovranno svolgersi 45 giorni prima del rinnovo del consiglio regionale. Le primarie calabresi avranno comunque una peculiarità: in seguito alla nuova recente legge elettorale, che pure aveva sollevato forti critiche in merito a diversi punti considerati da più parti incostituzionali (la Consulta si esprimerà a settembre), le primarie saranno istituzionali, dunque si svolgeranno negli stessi seggi che saranno allestiti per le elezioni regionali. Un aspetto che mira a ridurre il rischio di un inquinamento del voto, in una competizione già molto accesa. A contendersi la leadership della coalizione saranno infatti Gianluca Callipo, 32enne sindaco di Pizzo Calabro, fortemente voluto direttamente da Renzi, e Mario Oliverio, presidente uscente della Provincia di Cosenza e una lunga carriera politica alle spalle: due esperienze politiche e due generazioni distanti anni luce, un vero e proprio specchio dei due volti del Partito democratico. Terzo incomodo sarà il candidato di Sel, Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme. Callipo può contare sull’appoggio esplicito di tutta la parte renziana del partito: l’endorsement della vice-segretaria Debora Serracchiani nei suoi confronti ha già creato non poche polemiche. Oliverio può invece contare su un consenso personale già più volte messo alla prova, e probabilmente su gran parte dei consiglieri regionali uscenti. Non è chiaro se anche il centro-destra organizzerà elezioni primarie nel contesto istituzionale. Per il momento, resta in piedi la candidatura della presidente uscente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro.

    Malgrado nelle altre sette regioni si andrà alle urne soltanto nella primavera 2015, soprattutto nel centro-sinistra l’indicazione dei candidati alle primarie è già in fase avanzata. In Liguria, dove Claudio Burlando non si ricandiderà per il terzo mandato, la direzione regionale del Pd il 5 agosto scorso ha ufficializzato la consultazione aperta per la scelta del candidato governatore, che dovrebbe svolgersi alla fine di novembre. A correre saranno Raffaella Paita, attuale assessore regionale alle Infrastrutture e vicina al governatore uscente, Federico Berruti, attuale sindaco di Savona e renziano della prima ora, e Alberto Villa, responsabile comunicazione del Partito Democratico di Genova, ma nei prossimi giorni potrebbe aggiungersi un rappresentante dell’ala civatiana. Il confronto tra Paita e Berruti è già piuttosto acceso. Per il Movimento 5 Stelle i tempi sembrano ancora piuttosto acerbi per le primarie on line, ma indiscrezioni del «Secolo XIX» e di «Repubblica» vedrebbero in lizza Ferruccio Sansa, inviato del «Fatto Quotidiano» nonché vicino di casa di Beppe Grillo. Nel centro-destra, il tavolo è ancora aperto: Fratelli d’Italia chiede le primarie, alle quali si è detto favorevole anche il presidente uscente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, di Forza Italia. Il Consiglio regionale, intanto, approverà probabilmente a ottobre la riforma della legge elettorale regionale, che come in Emilia-Romagna abolirà il listino del presidente.

    In Veneto il Partito democratico potrebbe invece rinunciare alle primarie davanti alla candidatura di Alessandra Moretti, da pochi mesi a Strasburgo, fatto salvo il consenso degli alleati di coalizione. Il superamento delle primarie, in questo caso, sarebbe frutto anche della recente lezione di Padova, dove la consultazione era stata vinta per un soffio dal candidato ufficiale del partito, Ivo Rossi, sullo sfidante civico Francesco Fiore, che si è poi comunque candidato a sindaco: l’esito, com’è noto, è stato una spaccatura del centro-sinistra che ha portato alla vittoria elettorale del leghista Massimo Bitonci al ballottaggio. L’intero centro-destra dovrebbe appoggiare la ricandidatura di Luca Zaia, che ha ottenuto poche settimane fa il sostegno del compagno di partito Flavio Tosi (il quale però spinge per presentare una propria lista civica all’interno della coalizione).

    In Toscana, tutto lascia intendere che occorrerà una decisione diretta del premier per sciogliere i nodi nel Partito democratico. Enrico Rossi nel marzo scorso ha rifiutato la candidatura alle elezioni europee che avrebbe portato la Regione ad elezioni anticipate a ottobre, annunciando anzi la sua volontà di ricandidarsi. Ma è difficile immaginare che Renzi sia disposto a concedergli altri cinque anni di governo senza opporgli alle primarie un contendente che sia più vicino all’ala renziana del partito. Se primarie ci saranno, dovrebbero esserci anche nel centro-destra: il coordinatore regionale di Forza Italia, il deputato Massimo Parisi, ha infatti aperto ufficialmente a questa possibilità.

    In Umbria ha già lanciato la sua candidatura il sindaco di Assisi Claudio Ricci, presentando il simbolo della lista civica “Per l’Umbria popolare”. Già esponente di Forza Italia, Ricci ha preso nel corso del tempo posizioni distanti da quelle del partito, ma non è escluso che sul progetto possano convergere diversi partiti di centro e di centro-destra (a Ricci fu negata la candidatura a governatore già nel 2010, quando gli fu preferita Fiammetta Modena). Il centro-sinistra, come accaduto in Veneto con la sconfitta di Padova, deve ancora superare lo shock per la perdita di Perugia alle ultime amministrative. La presidente della Regione Catiuscia Marini dovrebbe ottenere la candidatura per il secondo mandato senza passare dalle primarie, ma un allargamento della coalizione ai partiti di centro potrebbe riservare qualche sorpresa. Anche in Umbria è in dirittura d’arrivo l’approvazione della nuova legge elettorale che abolirà il listino del presidente.

    Dopo due mandati alla guida della Regione Marche, il presidente di centro-sinistra Gian Mario Spacca sembra intenzionato a rivendicare la candidatura anche i prossimi cinque anni, nonostante sia stato indebolito anche dalla recente inchiesta che lo vede tra i 44 indagati per peculato per le spese del Consiglio regionale. Da Roma potrebbe arrivare l’indicazione di un nome alternativo per le primarie, che possa incarnare un maggiore rinnovamento del Partito democratico, in una regione che specialmente alle ultime elezioni politiche ha fatto registrare un forte consenso per il Movimento 5 Stelle. Spacca, del resto, non è iscritto al Pd, e potrebbe provare la corsa alla rielezione anche in solitaria, con la propria lista civica Marche 2020. Anche il centro-destra ha aperto un tavolo di confronto che potrebbe portare alla convocazione delle primarie di coalizione. In corsa potrebbe esserci Piero Celani, presidente uscente della Provincia di Ascoli Piceno e già sindaco del capoluogo nei dieci anni precedenti.

    In Puglia, il centro-sinistra è già in fase avanzata per la successione a Nichi Vendola. Il 30 novembre si svolgeranno le primarie per la leadership di coalizione tra l’ex sindaco di Bari e segretario regionale del Pd Michele Emiliano, l’assessore regionale alle Politiche giovanili Guglielmo Minervini (sempre Pd) e il senatore di Sel Dario Stefàno. Unica incognita resta quella della candidatura della civatiana Elena Gentile, già assessore al welfare e alla sanità della Regione, eletta a maggio eurodeputata con più di 100.000 preferenze. Le primarie ci saranno anche nel centro-destra, probabilmente il 23 novembre, anche se resta da definire la presenza di un candidato dell’Ncd tra i partecipanti. In corsa c’è già Francesco Schittulli, oncologo e presidente uscente della Provincia di Bari, fondatore di proprio movimento civico. Dentro Forza Italia scaldano i motori l’ex assessore regionale Nino Marmo, l’ex eurodeputato Sergio Silvestris, il sindaco di Monopoli Emilio Romani, ma il vero pezzo da novanta sarebbe il sindaco di Lecce Paolo Perrone, molto vicino a Raffaele Fitto.

    Infine la Campania, forse la regione più contendibile tra le sette nelle quali si andrà al voto nel 2015. Forza Italia punta a riconfermare Stefano Caldoro alla presidenza, nonostante i noti rapporti ruvidi con l’ala del partito vicina a Nicola Cosentino. Il centro-sinistra, dal canto suo, è spaccato. Le sorti della campagna elettorale per le regionali si intrecceranno infatti con quelle per il Comune di Napoli, dove il Pd punta a scalzare Luigi De Magistris nel 2016 o, se possibile, anche prima. La candidatura alla presidenza della Regione dell’eurodeputata dem Pina Picierno sembra aver perso quota nelle ultime settimane, mentre resta in corsa, e anzi ha già avviato il suo tour elettorale, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, già sconfitto da Caldoro alle regionali del 2010. De Luca si è detto disponibile a partecipare alle primarie di coalizione, ma il Pd punta a presentare un candidato unitario, una personalità della società civile, che possa bypassare una consultazione aperta che già nel 2011 a Napoli ha subito l’annullamento a causa di un inquinamento del voto. Non è escluso che le decisioni da prendere in Campania possano essere influenzate dalle primarie calabresi: un successo di Callipo rinfrancherebbe l’ipotesi di schierare alle primarie un candidato che abbia il sostegno forte di tutta la leadership nazionale del partito, e in primis di Matteo Renzi. Una vittoria di Oliverio potrebbe invece far emergere il rischio che anche in Campania un campione di preferenze come De Luca possa avere la meglio, e per scongiurare questo scenario si potrebbe proporre un candidato unitario alternativo, senza passare dalle primarie. Ma in questo caso, De Luca ha già annunciato che si presenterebbe comunque alle elezioni regionali, con proprie liste civiche pronte a pescare voti anche a destra.

    @StefanoSavella

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