Elezioni generali britanniche, la Scozia sempre più decisiva

Feb 6th, 2015
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Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party

Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party

A novanta giorni dall’attesissimo voto per le elezioni generali in Regno Unito, la Scozia si conferma il territorio che potrebbe cambiare gli equilibri nel prossimo Parlamento britannico. Lo confermano gli ultimi sondaggi, e in particolare uno, pubblicato pochi giorni fa da Lord Ashcroft, tra i più affermati esperti del settore in Inghilterra. Rispetto alla gran parte delle altre rilevazioni, che riportano le percentuali a livello nazionale, in quest’ultima si è monitorato il consenso di sedici collegi elettorali, presi singolarmente, e tutti in Scozia. Questi collegi alle elezioni del 2010 erano stati vinti in quattordici casi dal Partito laburista e in due dal Partito liberal-democratico (che negli ultimi cinque anni è stato partner di minoranza nel governo conservatore). Nel referendum sull’indipendenza dello scorso 18 settembre, tuttavia, questi collegi si erano espressi prevalentemente per il sì, sostenendo quindi le posizioni dello Scottish National Party (SNP) invece di quelle dei partiti nazionali.

Il risultato del sondaggio di Lord Ashcroft è sorprendente, ma fino a un certo punto, considerando che dal referendum in poi tutte le rilevazioni riguardanti il territorio scozzese mostrano un alto consenso per i candidati dell’SNP per Westminster. Di quei sedici collegi, ben quindici andrebbero infatti al partito indipendentista. A cadere, secondo il sondaggio, sarebbero anche due pezzi da novanta come Douglas Alexander, ministro degli Esteri ombra del Partito laburista, e Danny Alexander, numero due del Ministero del Tesoro, i quali verrebbero sconfitti nei rispettivi collegi. Tornerebbe invece a sedere sugli scranni della Camera dei Comuni l’ex leader del partito indipendentista, Alex Salmond, già parlamentare britannico dal 1987 al 2010.

Al Labour, secondo il sondaggio, resterebbe solo il seggio di Glasgow nord-est, ma con un margine di sicurezza assai ridotto rispetto al 2010 nei confronti del candidato dell’SNP (da ben 54 punti percentuali a 7). Secondo Lord Ashcroft, soltanto due dei rimanenti collegi sarebbero davvero in bilico: quelli di Coatbridge e Glasgow sud-ovest, dove l’SNP sarebbe davanti di soli 3 punti (mentre nel 2010 entrambi furono vinti dal Partito laburista, rispettivamente con il 49,7 e il 46,2% di vantaggio). In tutti gli altri casi, il margine sarebbe di 6 o più punti percentuali a favore del candidato dell’SNP, con punte massime nei collegi di Inverness (che nel 2010 fu conquistato senza problemi da Danny Alexander) e a Dundee ovest. A colpire è anche il dato sull’età degli elettori che decideranno di votare l’SNP: nel collegio di Coatbridge, ad esempio, tra gli elettori di 18-24 anni, l’SNP otterrebbe il 49% e il Labour il 18%; al contrario, chi ha più di 65 anni voterebbe in maggioranza per il Labour (43%) rispetto all’SNP (21%). Un gap generazionale notevolissimo, che il partito di Ed Miliband non è stato finora in grado di colmare.

In tutti i sedici collegi censiti, la coalizione preferita dagli elettori per il prossimo governo è quella tra Partito laburista e SNP. Ed è uno scenario assai probabile, soprattutto se il partito indipendentista scozzese dovesse ottenere in totale, come riporta l’ultimo sondaggio YouGov, ben 48 seggi (nel Parlamento uscente ne ha soltanto sei). La leader dell’SNP, Nicola Sturgeon, ha finora aperto alla possibilità di un loro sostegno a un governo di minoranza laburista, ma sulla base di un accordo ancora tutto da scrivere. Tra i nodi ancora da sciogliere c’è il destino dei missili nucleari Trident custoditi nella base militare di Faslane: gli scozzesi ne chiedono da anni lo smantellamento, ma il laburista Douglas Alexander ha pochi giorni fa escluso che la questione possa entrare nella trattativa per la formazione del nuovo governo.

@StefanoSavella

2 Responses to “Elezioni generali britanniche, la Scozia sempre più decisiva”

  1. Michele ha detto:

    Interessanti queste proiezioni alla luce dei risultati del referendum secessionista. Forse gli elettori vogliono qualcuno che rappresenti i loro interessi all’interno del Regno, senza doversene per forza separare?

    • admin ha detto:

      Sicuramente il 45% che ha votato sì al referendum pochi mesi fa ora fatica a votare un partito che in quel referendum ha fatto campagna per il no. Dopodiché, a ridosso delle elezioni di maggio potrebbe esserci un recupero dei laburisti in Scozia, in nome del “voto utile”, visto che a livello nazionale i conservatori stanno recuperando consensi.