Bulgaria, alle elezioni anticipate vince il centro-destra

By admin
In Bulgaria
mar 27th, 2017
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Boyko Borisov e Korneliya Ninova

Boyko Borisov e Korneliya Ninova

Il partito di centro-destra GERB del premier uscente Boyko Borisov ha vinto le elezioni anticipate che si sono tenute ieri in Bulgaria. Elezioni convocate dopo la sconfitta della candidata di centro-destra alle elezioni presidenziali del novembre scorso, e anche a causa della sempre maggiore fragilità della coalizione di centro-destra che governava il paese. Dal voto di ieri, quella coalizione esce tuttavia ulteriormente ridimensionata. Il GERB conquista 95 seggi, dunque più degli 84 ottenuti alle elezioni dell’ottobre 2014, nonostante una percentuale di voti sostanzialmente identica (il 32,6%): ciò è dovuto al più basso numero di partiti che hanno superato lo sbarramento del 4% per l’ingresso in Parlamento, consentendo così una più ampia distribuzione di seggi per i partiti più grandi.

Ma la stabilità della coalizione non sarà maggiore rispetto alla legislatura precedente. Anche perché il secondo partito della coalizione di centro-destra diventa ora l’Unione patriottica, aggregazione di partiti nazionalisti e di estrema destra ritenuti sostanzialmente impresentabili dai partner europei del GERB, che nel 2014 fecero di tutto per evitare il loro ingresso al governo (e infatti l’Unione patriottica si limitò a dare un sostegno esterno al governo di Borisov). Con il 9,1% dei voti, l’Unione patriottica conquista 27 seggi, e diventa quindi indispensabile per formare una coalizione di centro-destra (la maggioranza in Parlamento è fissata a quota 121 seggi).

A modificare invece radicalmente il risultato elettorale rispetto al 2014 è invece il Partito socialista (BSP), sicuramente rivitalizzato dalla vittoria del suo candidato Rumen Radev alle presidenziali. La candidata premier Korneliya Ninova ha ammesso la sconfitta e ha nuovamente rifiutato qualsiasi proposta di partecipare a una grande coalizione con il GERB. Tuttavia i socialisti possono contare ora su 80 seggi, assai più dei 39 conquistati alle elezioni di due anni e mezzo fa; e se la coalizione di governo formata da Borisov dovesse rivelarsi ancora una volta troppo debole, potranno candidarsi seriamente a tornare al governo al prossimo turno elettorale (del resto il ricorso al voto anticipato, in Bulgaria, ha rappresentato la regola negli ultimi anni, e non l’eccezione).

Sotto le attese finisce invece il nuovo partito populista Volya fondato dell’imprenditore Veselin Mareshki. L’11,2% ottenuto da Mareshki alle presidenziali si è drasticamente ridotto nel 4,2% conquistato dal suo nuovo partito populista, che tuttavia si è già candidato a recitare un ruolo nella formazione del nuovo governo di centro-destra, offrendo i suoi voti a Borisov in cambio di un ministero sulle politiche economiche.

Il derby tra i partiti vicini alla minoranza turca viene vinto dal DPS, il partito che la rappresenta da circa venticinque anni, pur subendo una flessione in termini di voti. Finisce invece sotto la soglia di sbarramento del 4% il DOST, nuovo partito etnico di Lyutvi Mestan, ex leader del DPS e assai vicino al governo di Erdogan.

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