Germania, quarto mandato per Merkel, AfD terzo partito del paese

By admin
In Elezioni nazionali
set 24th, 2017
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Angela Merkel conquista il quarto mandato da cancelliera, ma il suo partito paga un netto arretramento di consensi rispetto a quattro anni fa. Non sorridono nemmeno i socialdemocratici, che toccano un ulteriore minimo storico dopo il record negativo del 2013. Buone notizie, invece, per gli altri quattro partiti che entrano al Bundestag.

Le elezioni tedesche del 2017 saranno ricordate per la coalizione «Jamaica» alla quale daranno vita: Merkel resta alla guida del paese, ma la CDU dovrà condividere i posti di governo con i liberali dell’FDP – che rientrano trionfalmente in Parlamento guidati da Christian Lindner sfondando quota 10% – e con i Verdi, reduci dalla svolta moderata impressa dal nuovo leader Cem Özdemir. Le trattative per la formazione del nuovo governo, e soprattutto per la definizione dei punti programmatici, porteranno via non poche settimane: Merkel avrà bisogno di esercitare tutta la sua diplomazia per smussare le ali estreme sia del partito liberale, noto per essere il vero partito capofila del fronte pro-austerity (un ministro delle Finanze dell’FDP potrebbe rivelarsi ancor più “falco” dell’uscente Wolfgang Schäuble), sia dei Verdi, in particolare per alcune richieste di carattere ambientale che saranno mal digerite dall’establishment di centro-destra.

Ma tutti e tre i partiti sanno bene che non c’è alternativa a un accordo di governo: l’SPD, infatti, ha già dichiarato che considera conclusa (almeno temporaneamente) l’esperienza della Grande Coalizione, e si prepara a una legislatura all’opposizione durante la quale proverà a ricostruire un elettorato solido, magari con una nuova leadership. Fallito il tentativo dell’ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che pure all’inizio dell’anno sembrava navigare a vele spiegate verso la vittoria, si aprirà ora una fase che potrebbe portare alla guida dell’SPD Andrea Nahles, già nominata nuova capogruppo del partito al Bundestag.

È tuttavia il risultato di Alternativa per la Germania la vera sorpresa di questo voto. Grazie anche a un’affluenza alle urne record, e quindi alla mobilitazione di una larga fetta di elettorato astensionista, il partito di estrema destra arriva quasi al 13% dei voti e porta al Bundestag una pattuglia di circa novanta parlamentari. Un successo che ripaga la delusione di quattro anni fa, quando l’AfD rimase per un soffio fuori dal Parlamento. Quattro anni trascorsi, tuttavia, macinando buoni risultati in tutte le elezioni regionali, a Ovest e soprattutto ad Est (dove l’AfD è saldamente il secondo partito, davanti a Linke e Spd). Neppure le numerose e pesanti scissioni e gli scontri interni alla leadership del partito avvenuti in questi anni, e perfino negli ultimi mesi di campagna elettorale, hanno indebolito la formazione di estrema destra, che ha sostanzialmente cambiato quattro leader in quattro anni: segno che il suo elettorato non cercava un capo carismatico, né un partito coeso che potesse proporre ambire a posti (e dunque a soluzioni) di governo, ma un simbolo sul quale far confluire la rabbia e l’ostilità alle politiche di accoglienza e a una società sempre più multietnica.

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