Elezioni 2018: cinque collegi uninominali in bilico al Centro-Nord

Feb 28th, 2018
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Renzo Tondo e Debora Serracchiani (fonte: www.udinetoday.it)

Renzo Tondo e Debora Serracchiani (fonte: www.udinetoday.it)

Alle 23 di domenica gli exit poll comunicheranno i risultati attesi per i due terzi dei seggi, quelli che scatteranno con il voto alle liste, nella parte proporzionale. Per conoscere a chi andranno assegnati i collegi uninominali, invece, sarà necessario attendere lo spoglio delle schede: soltanto a notte fonda, dunque, si conosceranno con certezza i rapporti di forza nel prossimo Parlamento.

Secondo gli ultimi sondaggi prima del black-out, appena un italiano su tre conosceva i candidati del proprio collegio elettorale. Una percentuale che sta certamente crescendo in questi giorni, rendendo più agguerrita la sfida nei collegi uninominali. Non pochi di essi presentano un esito incerto, tra due o addirittura tre candidati che potrebbero arrivare molto vicini. E in assenza di ballottaggio, non saranno rari i casi di futuri deputati o senatori eletti con il 30% circa dei voti validi.

«Il Post» ha già indicato «10 collegi da tenere d’occhio», selezionando quelli in cui sono in corsa le personalità più note del mondo politico: dalla sfida Di Maio-Sgarbi ad Acerra, a quella Padoan-Bagnai a Siena. Io ne indico invece altri dieci, sui quali i riflettori dei media nazionali sono pressoché spenti, e che rappresentano invece sfide altrettanto aperte, in collegi che si preannunciano contendibili fino all’ultimo voto. Qui ne segnalo cinque del Centro-Nord, domani altri cinque del Centro-Sud.

Torino-2 (Camera)

Si tratta del collegio che comprende la zona settentrionale del capoluogo piemontese, la più multietnica (il 22,6% di popolazione straniera rispetto a una media nazionale dell’8,3%) e con più problemi di convivenza. Il centro-sinistra ha perso qui la forza che aveva fino ad alcuni anni fa, ed è il primo test per la giunta pentastellata di Chiara Appendino. Per questo collegio il Movimento 5 Stelle ha optato per un nome di richiamo nazionale, il campione olimpionico Domenico Fioravanti, in corsa per un posto in un eventuale governo Di Maio con delega allo Sport; ma risiede a Novara e rischia di ritrovarsi troppo distante dalle dinamiche di questo territorio. Il centro-sinistra ha invece compiuto una scelta “radicale” sul tema dell’immigrazione, cedendo la candidatura del collegio a una esponente di Più Europa, Silvia Manzi: il sostegno del Pd potrebbe qui rivelarsi meno solido che altrove. Ecco crescere allora le possibilità per il centro-destra, che qui candida un pezzo da novanta come Roberto Rosso, deputato per cinque legislature, ex sottosegretario, ora candidato per Noi con l’Italia-Udc.

Trieste (Camera)

A cinque anni di distanza, si ripropone la sfida tra Debora Serracchiani per il centro-sinistra e Renzo Tondo per il centro-destra. Ma a quelle elezioni dell’aprile 2013 si votava per il governatore della Regione Friuli-Venezia Giulia, e la candidata del Pd riuscì a prevalere per appena 2.000 voti di scarto, lo 0,4% del totale. Ora si ritroveranno di fronte per conquistare il seggio alla Camera, anche se entrambi figurano pure nel listino proporzionale (ma Tondo rischia di più, essendo candidato con Noi con l’Italia-Udc, lista che balla a ridosso dello sbarramento del 3%). Una sconfitta di Serracchiani nel collegio uninominale rappresenterebbe un campanello d’allarme per il centro-sinistra in vista delle elezioni regionali del 29 aprile prossimo (sarà candidato il vicepresidente uscente Sergio Bolzonello). Candidatura civica di peso per il Movimento 5 Stelle, che candida Vincenzo Zoccano, presidente nazionale del Forum italiano sulla disabilità.

Parma (Camera)

Dalla vittoria di Federico Pizzarotti nel 2012 la città ha conquistato i riflettori di tutta Italia. Ma colui che era la testa d’ariete del Movimento 5 Stelle si è trasformato in uno dei suoi più accesi oppositori. E infatti lo scorso anno è stato rieletto sindaco con una lista civica, lasciando al candidato del Movimento appena il 3% dei voti. Ma come si comporteranno i suoi elettori per le elezioni politiche? Pizzarotti (che intanto è diventato leader di un nuovo movimento nazionale, “Italia in comune”, comprendente diversi fuoriusciti dal M5S) al momento non ha dato indicazioni di voto per il 4 marzo. Il Movimento 5 Stelle in questo collegio candida Fabrizio Savani, ex consigliere comunale e storico militante pentastellato in città: fu tra i primi contestatori di Pizzarotti quando quest’ultimo era ancora a pieno titolo dentro il Movimento. La popolarità di Pizzarotti in città, specialmente dopo la vittoria di Parma quale capitale italiana della cultura nel 2020, potrebbe penalizzarlo. Il Partito democratico candida qui invece Lucia Annibali, avvocata in prima linea contro la violenza sulle donne: è di Urbino ma a Parma è stata curata nel locale centro ustioni e ne è diventata cittadina onoraria (la candidatura anche nel proporzionale in Piemonte e Veneto la rende pressoché certamente eletta). Apparentemente in salita la strada per la candidata del centro-destra, la leghista Lucia Cavandoli, capogruppo del partito in consiglio comunale.

Livorno (Camera)

Qui invece la giunta pentastellata di Filippo Nogarin è ancora in sella, e la dialettica tra Pd e Cinque Stelle è sempre molto accesa. Per il collegio uninominale, la scelta del Movimento di Di Maio è caduta su Giulio La Rosa, 36 anni, tornato a Livorno per aprire un ristorante bio-veg dopo varie esperienze lavorative all’estero come manager nell’ambito musicale. Il suo principale competitore è Andrea Romano, nato politicamente nel Pds di D’Alema ma approdato in Parlamento nel 2013 con Scelta Civica. Come in tutti i collegi delle “regioni rosse”, tuttavia, andrà verificata anche la performance del candidato di Liberi e Uguali, che potrebbe indebolire il risultato del centro-sinistra. A Livorno la scelta è caduta su Fabrizio Pucci, giornalista sportivo della città e fervido sostenitore della locale squadra di calcio (ha presentato la sua candidatura allo stadio indossando una felpa amaranto).

Macerata (Camera)

L’atto terroristico di Luca Traini del 4 febbraio scorso ha portato al centro dell’attenzione le dinamiche politiche di questa città di provincia. Il sindaco è Romano Carancini del Pd: fu eletto per la prima volta nel 2010 al ballottaggio con appena 126 voti di scarto sul candidato di centro-destra, e poi rieletto con margine più ampio nel 2015. Nel mezzo, alle elezioni politiche del 2013, qui il Movimento 5 Stelle ha sfondato con oltre il 31% dei voti e dunque, in proporzione, potrebbe andare ancora meglio a questo giro. In questo contesto, la differenza la faranno i candidati. Il centro-sinistra candida un esponente della società civile, l’ex rettore dell’Università di Camerino, Flavio Corradini, alla prima esperienza in politica. Quello con il Movimento 5 Stelle sarà quasi un derby, dato che anche la candidata pentastellata proviene dal mondo della cultura: Daniela Tisi, direttrice della Rete museale dei Sibillini. Ma attenzione anche al centro-destra, che in questo collegio uninominale candida un esponente leghista, seppur sui generis: Tullio Patassini, ex assessore del piccolo comune di Treia, è stato a lungo dirigente locale del Nuovo Centrodestra ed è approdato alla Lega poche ore prima dell’ufficializzazione delle candidature (tant’è che nemmeno i dirigenti leghisti di Macerata ne erano a conoscenza). Il traino salviniano potrebbe essere stato però azzoppato dal gesto di Traini, avvenuto pochi giorni dopo il passaggio di Patassini alla Lega; la stessa Lega per la quale Traini è stato candidato alle ultime elezioni comunali.

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