Podemos sale nei sondaggi, la Spagna dice addio al bipartitismo?

    Nov 5th, 2014
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    Non è solo il Regno Unito, con l’ascesa dell’Ukip (ma anche con il sorpasso dei Verdi a danno dei liberal-democratici negli ultimi sondaggi) a vedersi avvicinare uno scenario politico multipartitico. Sembra questo infatti il destino anche della Spagna, fino ad oggi roccaforte o quasi di un sistema politico che, grazie anche alla sua legge elettorale, favoriva i due partiti principali, quello socialista (PSOE) e quello popolare (PP). Le elezioni europee avevano già incrinato questa certezza: la somma dei voti di PP (26%) e PSOE (23%) si è infatti fermata sotto la maggioranza assoluta degli elettori, i quali hanno preferito concedere fiducia alla Sinistra Unita (10%), al nuovo partito di sinistra Podemos (8%) e, in misura minore, all’altro partito di centro-sinistra UPyD e ai partiti regionali. Ma se il risultato della Sinistra Unita non ha sorpreso più di tanto (il massimo storico è stato infatti toccato alle elezioni europee del 1994, quando raggiunse il 13,4%), non così è stato per Podemos, partito fondato nel gennaio scorso sull’onda dei movimenti di piazza degli ultimi anni contro le politiche di austerità del governo Rajoy.

    Il successo alle elezioni europee ha consentito a Podemos di portare a Strasburgo cinque deputati tra cui il suo leader, Pablo Iglesias, trentaseienne docente universitario di scienze politiche noto al grande pubblico anche per la partecipazione a numerosi talk-show televisivi. La presenza al Parlamento europeo (dove gli interventi di Iglesias si caratterizzano per essere spesso pronunciati a braccio, non senza ironia e piuttosto critici nei confronti delle politiche e delle istituzioni comunitarie) ha concesso a Podemos una tribuna e una rilevanza politica ancor maggiore, accresciuta settimana dopo settimana. All’indomani delle elezioni europee, Iglesias aveva affermato: «Ora lavoreremo con gli altri partiti dell’Europa meridionale per chiarire che non vogliamo essere una colonia tedesca». Parole molto simili a quelle pronunciate in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle in Italia, con la differenza che Podemos (cui pure molti militanti pentastellati guardano con favore) è effettivamente entrato a far parte della GUE/Sinistra Europea insieme a Syriza di Alexis Tsipras e alla lista italiana L’Altra Europa, mentre il gruppo EFDD cui ha aderito M5S è decisamente a trazione centro-nordeuropea.

    Già all’inizio di agosto un sondaggio mostrava Podemos come seconda forza, davanti al PSOE, per quanto riguardava l’intenzione di voto diretta (cioè non ponderata statisticamente). Domenica l’ultimo sondaggio Metroscopia diffuso su «El Pais» ha mostrato il sorpasso definitivo sulle stime elettorali, con Podemos al 27,7%, davanti a PSOE (26,2%) e PP (20,7%, penalizzato da nuovi recenti scandali). Oggi su «El Mundo» è stato pubblicato un nuovo sondaggio del CIS, che riporta Podemos come terza forza in quanto a previsione di voto (22,5%) ma molto vicino al PP (27,5%) e soprattutto al PSOE (23,9%), e con il partito di Iglesias in testa circa l’intenzione di voto diretta.

    In attesa delle elezioni politiche, che si svolgeranno nell’autunno del prossimo anno (probabilmente a novembre), il primo banco elettorale per Podemos sarà quello delle elezioni amministrative e regionali di maggio 2015. Sempre secondo i sondaggi, Podemos sarebbe il secondo partito a Valencia e il quinto nel parlamento catalano, dove approfondirebbe ulteriormente la frammentazione del quadro politico regionale. Una delle battaglie più interessanti sarà quella della regione dell’Extremadura, tradizionale roccaforte socialista ma guidata, dal 2011, dal presidente del partito popolare José Antonio Monago, grazie al mancato accordo di governo tra socialisti e Sinistra Unita. Monago nei giorni scorsi ha provocatoriamente aperto a una collaborazione con Podemos, ma al di là di questo è evidente che l’ingresso del partito di Iglesias (che finora ha escluso ogni alleanza con altri partiti) nelle assemblee municipali e regionali complicherà non poco la vita ai due partiti maggiori, che potrebbero essere costretti ad inediti governi di coalizione.

    @StefanoSavella

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