La destra polacca vince le elezioni presidenziali e ora punta al governo

    Mag 26th, 2015
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    Il nuovo presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda

    Il nuovo presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda

    In Polonia, le elezioni presidenziali appena svolte possono rappresentare uno snodo decisivo per il futuro del paese. Già il risultato del primo turno aveva delineato un possibile testa a testa tra il presidente della Repubblica uscente, Bronislaw Komorowski, e l’eurodeputato del partito di destra ed euroscettico Diritto e Giustizia, Andrzej Duda. Quest’ultimo sembrava però favorito dall’exploit del terzo classificato, il candidato anti-sistema Pawel Kukiz, un attore e cantante rock con posizioni più vicine alla destra nazionalista. I dibattiti televisivi tra i due candidati al ballottaggio sembravano aver riportato Komorowski in carreggiata, dopo l’inattesa e disastrosa sconfitta al primo turno (fino all’inizio di aprile i sondaggi attribuivano al presidente uscente una sicura vittoria già al primo turno). Komorowski ha anche ottenuto l’endorsement di Lech Walesa, oltre che di tutto il partito di governo Piattaforma civica, liberale ed europeista, dell’ex premier e attuale presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Ma il risultato definitivo ha confermato gli equilibri di due settimane prima, con Duda vincitore grazie al 51,55% e Komorowski staccato di pochi punti con il 48,45%. Al presidente uscente non è servito nemmeno l’incremento dell’affluenza alle urne di quasi sette punti percentuali (dal 48,9% al 55,4%), un elemento ormai consolidato nelle elezioni presidenziali in tutta Europa.

    La mappa elettorale del ballottaggio conferma che la Polonia è un paese spaccato tra una parte occidentale chiaramente europeista e una orientale in cui fa ancora molta presa la retorica nazionalista: nella regione di Podkarpackie, l’estremità sud-orientale della Polonia, Duda al ballottaggio ha ottenuto addirittura il 71,39% dei voti, un bottino che ha probabilmente deciso gli equilibri nazionali. A ovest, invece, Komorowski non ha saputo sfondare nella stessa dimensione: la percentuale massima di voti è stata ottenuta in Lubuskie, la regione polacca geograficamente e politicamente più vicina a Berlino, ma è stata soltanto del 60,2%. Troppo alto, anche qui, in una regione così vicina al cuore dell’Europa, il consenso per il candidato euroscettico.

    Secondo molti osservatori polacchi, la vera causa della sconfitta di Komorowski non è imputabile alla sua personalità, ma al sostegno che gli è stato dato dal suo ex partito Piattaforma Civica. Da quando Donald Tusk ha lasciato la guida del governo a Ewa Kopacz, il calo dei consensi è passato per la sconfitta al primo turno delle elezioni amministrative dello scorso anno e ora ha subìto la bruciante sconfitta delle presidenziali: e sarà ancora più difficile adesso, per il governo di centro-destra, coabitare con un presidente esponente dell’opposizione parlamentare di matrice nazionalista. Tanto più perché la vera campagna elettorale comincia soltanto adesso: dovrebbero svolgersi a ottobre, infatti, le attese elezioni politiche, e Diritto e Giustizia spera di replicare la doppietta realizzata esattamente dieci anni fa, nel 2005, quando a distanza di pochi mesi ottenne la vittoria alle presidenziali con Lech Kaczynski e pochi mesi dopo portò alla premiership suo fratello Jaroslaw, tuttora leader del partito. L’equilibrio tra i due principali partiti nei sondaggi rischia ora di perdersi proprio a vantaggio della formazione euroscettica. Per il ruolo di terzo incomodo, non sembra esserci nessuna speranza per il Partito socialdemocratico, che da mesi è ormai sotto la soglia del 10% e rischia di scomparire dal panorama politico del paese. La voragine a sinistra potrebbe essere colmata da due nuovi partiti: Libertà e Uguaglianza, attorno al quale si stanno raccogliendo alcune personalità del mondo universitario, e Nowoczesna, fondato dall’economista Leszek Balcerowicz, ex vicepremier e ministro delle Finanze negli anni Novanta, con una connotazione più di centro. Si affolla poi anche il quadrante populista e nazionalista: Pawel Kukiz ha dichiarato di voler presentare a giugno un suo movimento civico, puntando all’elettorato più giovane e più disilluso dall’establishment politico. Dalla sua parte, si sono già schierati alcuni consiglieri degli enti locali.

    @StefanoSavella

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