La nuova crisi politica in Slovenia e le elezioni europee alle porte

    Apr 29th, 2014
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    Alenka Bratusek e Zoran Jankovic

    Alenka Bratusek e Zoran Jankovic

    La Slovenia ripiomba in una crisi politica che potrebbe condurla ad elezioni anticipate tra luglio e settembre, subito dopo le elezioni europee. È questo il risultato della sconfitta della premier Alenka Bratušek per la leadership del partito di maggioranza relativa, Slovenia Positiva, contro Zoran Jankovic, imprenditore e sindaco di Lubiana che nel 2011 era stato il fondatore e candidato premier del partito senza però riuscire a formare una coalizione di governo. Jankovic ha quindi ripreso il comando del partito accusando la premier per i forti tagli alla spesa pubblica che hanno condotto a numerose proteste di piazza. Tagli che però erano stati imposti dal programma di privatizzazioni e di ricapitalizzazione delle banche senza aiuti esterni approvato nello scorso dicembre.

    È previsto per oggi il colloquio tra la premier Bratušek e il presidente della Repubblica, il socialdemocratico Borut Pahor, per comprendere se la coalizione di governo ha ancora i margini per proseguire. Gli altri partiti di minoranza della coalizione (la Lista Civica di Gregor Virant, il partito dei pensionati DESUS e i socialdemocratici) hanno infatti già fatto sapere di non voler votare la fiducia a un possibile governo guidato da Zoran Jankovic, imputato in un processo per corruzione, e si sono detti pronti a fissare la data per le prossime elezioni anticipate. Intanto ieri, alla riapertura dei mercati, i titoli di Stato sloveni sono precipitati, raggiungendo fin dalle prime ore della mattina il tasso di interesse del 3,9% contro il 3,7% di venerdì scorso.

    La crisi politica arriva a pochi giorni dall’anniversario dell’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea (1° maggio 2004) e poche settimane prima delle elezioni europee, che potrebbero già creare un forte sconvolgimento nelle dinamiche politiche nazionali. A vincere le elezioni dovrebbe essere piuttosto agevolmente, secondo i sondaggi, il partito conservatore SDS (aderente al PPE) di Janez Janša, leader del partito ininterrottamente fin dal 1993 e capo del governo fino al marzo 2013 prima del ribaltone che ha portato a una coalizione di centro-sinistra guidata da Bratušek. A raccogliere il malcontento popolare verso le misure di austerity portate avanti dal governo ci sarà anche l’alleanza in un’unica lista tra gli altri due partiti all’opposizione in Parlamento, il Partito popolare sloveno (SLS) e Nuova Slovenia (NSi), entrambi aderenti al PPE. Ma alle loro spalle, davanti ai partiti di centro-sinistra, potrebbero collocarsi due forze extra-parlamentari che raccoglieranno gran parte del voto di protesta sfociato nelle manifestazioni di piazza: la lista Verjamem (Ci credo), data intorno al 10%, fondata da Igor Šoltes, ex presidente della Corte dei Conti, che si pone in posizione critica rispetto all’Europa («non possiamo più rimanere meri esecutori delle politiche di Bruxelles», ha affermato) e che raccoglierà consensi soprattutto nell’elettorato deluso di sinistra (suo nonno, Edvard Kardelj, è stato uno più noti partigiani jugoslavi e stretto collaboratore di Tito); e il Partito nazionalista sloveno di estrema destra (SNS), guidato fin dal 1991 da Zmago Jelinčič, che nei sondaggi oscilla dal 6 al 14% e che potrebbe perciò ottenere il suo miglior risultato di sempre (bisognerà tenere conto anche di questo partito quando si andrà a formare il nuovo gruppo guidato da Marine Le Pen al Parlamento europeo). Clamorosamente, potrebbero perciò restare esclusi dal Parlamento europeo tutti i quattro partiti che formano la coalizione di governo di centro-sinistra, mentre potrebbero ottenere un seggio i liberal-democratici (LDS), attualmente fuori dal Parlamento nazionale.

    @StefanoSavella

     

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