Theresa May è la nuova leader del Partito conservatore

    Lug 11th, 2016
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    Theresa May

    Theresa May

    Sono trascorse appena due settimane e mezzo dal voto della Brexit, e la politica del Regno Unito è stata stravolta più profondamente del previsto. Dopo le dimissioni di David Cameron da leader del Partito conservatore e da primo ministro i tories hanno già completato la ricerca del suo successore, la ministra dell’Interno Theresa May, sostenuta dalla maggioranza del gruppo parlamentare alla Camera dei Comuni. Schierata timidamente per il Remain, May era l’unica dei pretendenti alla guida del partito a non aver fatto campagna per il Leave. Ma i sostenitori conservatori della Brexit, dopo la rinuncia dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson, non hanno saputo (o voluto) condurre in porto la battaglia per la leadership (e quindi per la premiership), nonostante le candidature del ministro della Giustizia Michael Gove e della sottosegretaria all’Energia Andrea Landsome (che aveva il sostegno del leader dell’Ukip Nigel Farage).

    Una volta entrata a Downing Street, Theresa May dovrà anzitutto prendere una decisione: se convocare o meno elezioni anticipate entro la fine dell’anno. Il sostegno della maggioranza dei deputati è infatti sufficiente numericamente, ma non politicamente: il referendum del 23 giugno ha provocato un effetto – la futura uscita dall’Unione Europea – che a detta di molti può essere condotta a termine soltanto con una nuova maggioranza e un nuovo premier legittimati direttamente dalle urne. Ma c’è un altro motivo che potrebbe spingere la nuova leader conservatrice a spingere per andare alle urne forse già entro il mese di novembre, ed è la crisi interna al partito laburista.

    Criticato per il debole impegno nella campagna per il Remain, il leader Jeremy Corbyn ha ricevuto pochi giorni fa un voto di sfiducia da parte dell’80% del suo gruppo parlamentare. Nulla di particolarmente nuovo, in realtà: già lo scorso anno la sua candidatura aveva avuto il sostegno di una netta minoranza di deputati, nonostante l’ampio consenso ottenuto tra gli iscritti (soprattutto tra i nuovi iscritti). E proprio a questi ultimi Corbyn è ora intenzionato a riproporsi per vedersi confermato il suo ruolo di leader nonostante l’ostilità dell’establishment del suo partito. A confrontarsi con Corbyn sarà, a differenza del congresso dello scorso anno e in assenza di nuove candidature, una sola avversaria: Angela Eagle, importante esponente del governo ombra di Corbyn, più moderata di Corbyn ma non blairiana, da sempre militante dei diritti civili e sposata dal 2007 con la sindacalista Maria Exall, ma penalizzata dall’aver votato a favore della guerra in Iraq nel 2003 (questione riproposta in questi giorni dal Rapporto Chilcot). Ma a prescindere da come finirà la sfida per la leadership, il Labour rischia di presentarsi alle elezioni anticipate più spaccato del partito conservatore, senza peraltro aver risolto il drammatico crollo di consensi in Scozia.

    Ancora da decidere, invece, la nuova leadership dell’Ukip dopo le dimissioni di Farage. La rinuncia del favorito Paul Nuttall, anch’egli europarlamentare, così come quella dell’unico deputato del partito a Westminster, Douglas Carswell, riducono di molto la platea dei possibili candidati, tra i quali potrebbero esserci l’eurodeputata Diane James e l’imprenditore Arron Banks, capofila della campagna per il Leave.

    @StefanoSavella

    Fonte immagine: flickr.com

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