Un nuovo stop in Regno Unito per la riforma elettorale

    Lug 21st, 2016
    788 Views
    Caroline Lucas

    Caroline Lucas

    Ieri in Regno Unito la Camera dei Comuni ha votato contro la mozione della deputata dei Verdi Caroline Lucas che avrebbe potuto aprire la strada a una riforma della legge elettorale britannica in senso proporzionale. Con 81 voti contrari e 74 a favore, il processo di riforma si è quindi fermato sul nascere. A nulla è servito il discorso di dieci minuti con il quale Lucas ha descritto tutti i problemi di rappresentatività dovuti all’attuale sistema elettorale con collegi uninominali: in particolare, ha sottolineato come alle ultime elezioni generali del 2015 sia l’Ukip sia i Verdi hanno eletto un solo deputato a fronte, rispettivamente, di 3,8 e di 1,1 milioni di voti, mentre il Partito nazionale scozzese ha eletto ben 56 rappresentanti con 1,4 milioni di voti.

    La differenza tra voti assoluti e seggi ottenuti alle elezioni generali britanniche del 2015 (fonte: www.electoral-reform.org.uk)

    La differenza tra voti assoluti e seggi ottenuti alle elezioni generali britanniche del 2015 (fonte: www.electoral-reform.org.uk)

    Contrario alla riforma il Partito conservatore: secondo l’ex ministro del Turismo John Penrose, che ha preso la parola in aula, non sarà possibile affrontare «per molto tempo» alcuna discussione sulla riforma elettorale alla luce del risultato del referendum del 2011, nel quale fu bocciata la proposta di inserire nel sistema elettorale il «voto alternativo» (in cui l’elettore fornisce una classifica dei candidati in base alle sue preferenze). In realtà, il voto alternativo non avrebbe modificato il sistema dei collegi uninominali, ma soltanto il processo di selezione del deputato da eleggere. La proposta di Lucas si riferiva, invece, a un vero e proprio sistema proporzionale (e avrebbe inoltre esteso il diritto di voto ai sedicenni).

    Il Partito laburista è a sua volta diviso: una piccola parte di deputati ha votato a favore della mozione Lucas, anche se lo stesso Jeremy Corbyn e gli uomini a lui più vicini si sono più volte dichiarati favorevoli a introdurre un sistema proporzionale. Ma è una questione al momento secondaria: il Labour si appresta infatti a svolgere nei prossimi mesi un nuovo leadership contest, il secondo in poco più di un anno. Dopo il ritiro di Angela Eagle, sarà soltanto il deputato Owen Smith (moderato ma non blairiano) a sfidare Corbyn che – sfiduciato dai suoi deputati – chiederà agli iscritti di proseguire il suo mandato verso le prossime elezioni generali (e i sondaggi sembrano per ora dargli ragione).

    A questo proposito, dopo l’arrivo di Theresa May a Downing Street sembrano al momento in ribasso le possibilità di elezioni anticipate entro la fine dell’anno. La tempistica per la Brexit messa a punto dal nuovo governo sembra adattarsi bene alla scadenza naturale della legislatura: non c’è infatti nessuna intenzione di avviare la procedura per l’uscita del paese dall’Unione europea prima dell’inizio del 2017, e quindi non potrà concludersi prima del 2019. A quel punto, mancherà davvero poco al maggio 2020, data prevista per le prossime elezioni generali. Ma la politica britannica dell’ultimo mese ha mostrato una tale imprevedibilità che ogni scenario resta ancora possibile.

    Ben 24 primi ministri britannici sono entrati in carica nell'ultimo secolo senza passare dalle elezioni

    Ben 24 primi ministri britannici sono entrati in carica nell’ultimo secolo senza passare dalle elezioni (fonte: BBC)

    @StefanoSavella

    Comments are closed.