Dietrofront in Europa sul Patto ONU per le migrazioni

    Nov 19th, 2018
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    Antonio Guterres

    Antonio Guterres

    Il 10 e 11 dicembre a Marrakesh sarà approvato il Patto ONU per le migrazioni. Ma dall’Europa soffiano venti contrari e in Estonia si rischia la crisi.

    Il Patto

    Il Patto ONU per le migrazioni (UN Global Migration Compact) è un accordo non vincolante firmato inizialmente da 193 paesi nel luglio scorso, esclusi gli Stati Uniti. L’accordo prevede una serie di impegni, tra cui la protezione dei diritti dei rifugiati e dei migranti, e la lotta contro il traffico di esseri umani e la xenofobia. Si tratta tuttavia di una dichiarazione di intenti ispirata a principi di solidarietà, senza direttive precise sul piano del diritto internazionale.

    Le trattative e la stesura del testo finale del Patto sono state condotte da Svizzera e Messico, sotto la supervisione del segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres. L’obiettivo principale è quello di fornire una “risposta globale” alle migrazioni. Oltre a rivendicare il rispetto dei diritti umani per tutti i migranti, il documento sottolinea anche il diritto sovrano degli Stati a definire la propria politica migratoria.

    Paesi europei in ordine sparso

    Eppure dall’Europa stanno aumentando le voci contrarie. La prima a tirarsi indietro è stata l’Ungheria, già nel luglio scorso. Ma a creare un vero e proprio caso europeo è stato il ritiro dell’Austria dalla lista dei paesi firmatari. Lo ha confermato pochi giorni fa il primo ministro Sebastian Kurz, accogliendo la richiesta formulata dal suo alleato di governo, Heinz-Christian Strache, leader del partito di estrema destra Fpö.

    A seguire è arrivato anche l’annuncio dell’abbandono di un altro paese UE, la Repubblica Ceca. Forti riserve sono state espresse da Polonia e Bulgaria, che potrebbero decidere di uscire dal Patto prima del summit di Marrakesh. Mentre in Slovenia la decisione spetterà il 21 novembre al Parlamento, sebbene premier e presidente della Repubblica siano favorevoli all’accordo.

    La crisi in Estonia

    In un paese europeo il Patto sta portando addirittura a una crisi di governo. È il caso dell’Estonia, dove comunque la legislatura è agli sgoccioli: le prossime elezioni politiche si terranno infatti il 3 marzo 2019.

    Nel paese baltico governa dal novembre 2016 una grande coalizione tra Partito di centro, socialdemocratici e il partito di centro-destra Pro Patria. Quest’ultimo si oppone al Patto ONU per le migrazioni, e i socialdemocratici hanno chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia Urmas Reinsalu, esponente di Pro Patria e in prima linea nel chiedere il ritiro dell’Estonia dal Patto.

    Il premier Jüri Ratas non è ancora riuscito a trovare un accordo con Pro Patria, i cui voti gli servono per approvare la legge di bilancio in seconda lettura. Per ora i suoi appelli all’unità della coalizione sembrano caduti nel vuoto. La presidente della Repubblica, Kersti Kaljulaid, ha intanto comunicato che non si recherà a Marrakesh per la firma del Patto senza il consenso unitario della maggioranza di governo.

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