Elezioni in Slovenia, in testa nei sondaggi il nuovo partito di Miro Cerar

    Lug 4th, 2014
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    Miro Cerar

    Miro Cerar

    La Slovenia andrà ad elezioni anticipate domenica 13 luglio, dopo la crisi di governo seguita alla vittoria di Zoran Jankovic contro la premier Alenka Bratušek al congresso del partito di maggioranza relativa Slovenia positiva. Un appuntamento elettorale imprevisto, giunto mentre il paese attraversa una grave crisi finanziaria che Bratušek stava affrontando con le ricette dell’austerity e delle privatizzazioni. Jankovic contava perciò di risollevare le sorti del partito puntando anche a ottenere l’incarico di formare un governo. Tutto inutile: l’impossibilità di dar vita a una nuova maggioranza con Jankovic premier ha portato il presidente della Repubblica, il socialdemocratico Borut Pahor, a indire nuove elezioni, appena un mese e mezzo dopo le elezioni europee.

    Queste ultime hanno visto una netta vittoria dei due partiti di centro-destra. Il partito conservatore SDS del suo storico leader (dal 1993) Janez Janša (con una condanna a due anni per corruzione sulle spalle) ha infatti ottenuto il 24,8% dei voti, una percentuale non troppo lontana da quella delle elezioni politiche del 2011. Al secondo si è poi piazzata la coalizione tra i due partiti cristiano-democratici SLS e Nuova Slovenia, con il 16,5%. Apparentemente, quindi, un’ipoteca sul risultato delle prossime elezioni politiche, con Janša pronto a tornare primo ministro dopo le due esperienze precedenti dal 2004 al 2008 e dal 2012 al 2013. Sempre alle elezioni europee, Slovenia positiva è crollata al 6,6%, non conquistando nessun seggio, mentre il partito socialdemocratico è arrivato soltanto quinto, con l’8%.

    E invece i sondaggi pre-elettorali mostrano una realtà assai diversa. Il quadro è infatti mutato lo scorso 2 giugno, quando si è tenuto il congresso fondativo del nuovo Partito Miro Cerar (SMC), dal nome del suo leader. Cinquant’anni, docente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Lubiana, figlio del ginnasta due volte campione olimpico Miroslav Cerar, rappresenta quell’uomo nuovo che potrebbe cambiare del tutto il panorama politico sloveno, un po’ come, nel 2011, aveva provato a fare il sindaco della capitale Zoran Jankovic con Slovenia positiva. In occasione del lancio del suo nuovo partito, Cerar ha messo subito in chiaro che «è necessario superare le forti divisioni tra destra e sinistra», rivendicando la novità della sua proposta politica, facendo della lotta alla corruzione e del rifiuto dell’utilizzo di fondi pubblici i suoi cavalli di battaglia. La piattaforma politica prevede un rafforzamento dello stato sociale, attenzione allo sviluppo sostenibile, l’adesione convinta alle istituzioni europee. In una recente intervista, inoltre, ha dichiarato di voler tornare indietro rispetto alle privatizzazioni di Telekom Slovenia e di altre società pubbliche, avviate dal governo Bratušek. Malgrado questo, intende rispettare la soglia del 3% del rapporto deficit/PIL a partire dal 2015, impegnandosi per un mercato del lavoro più flessibile e per l’incremento della produttività del settore pubblico.

    In caso di vittoria alle elezioni politiche, Cerar ha dichiarato che avvierà contatti con tutti i partiti per formare una coalizione di governo, ad eccezione del partito conservatore di Janša, a causa della sua condanna. Il sistema elettorale sloveno è infatti proporzionale, e nessun partito riuscirà da solo ad ottenere la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale composta da 90 parlamentari. Secondo gli ultimi sondaggi, l’ipotesi che il nuovo partito di Cerar possa riuscire nell’impresa è tutt’altro che improbabile. Gli ultimi due, resi noti la scorsa settimana, danno il partito di Cerar tra il 31 e il 33,9%, mentre l’SDS di Janša oscilla tra il 20 e il 29%. Sembra in risalita il partito socialdemocratico, attestato tra l’8 e il 10%, mentre la sorprendente lista Verjamem, che alle ultime elezioni europee ha sfondato la soglia del 10% (il suo eurodeputato ha aderito al gruppo dei Verdi), sembra aver perso tutto il suo appeal, precipitando tra l’1 e il 2%. Stabilmente ago della bilancia per la formazione di un governo si conferma il partito dei pensionati DeSUS, tra il 7 e l’8%. Sembra invece una fine amara quella che attende i due protagonisti della recente storia politica slovena: Slovenia positiva di Zoran Jankovic è attestato intorno al 3%, mentre il partito personale fondato dall’ex premier Alenka Bratušek avrebbe appena un punto percentuale in più: entrambi rischiano seriamente di rimanere sotto la soglia di sbarramento del 4%.

    @StefanoSavella

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